Latina ha bisogno del miracolo, di una buona messa e dell’ umiltà
21 Settembre 2026Credo che la sindaca Matilde Celentano e la sua giunta debbono andare al Divino Amore: debbono fare qualcosa. Non è possibile che, come per Willy E. Coyote, tutto gli si rivolti contro e ogni intenzione si trasformi in polemica, sospetto o flop. Vale per lo Stadio, per i Giardinetti e ora per l’assegnazione delle case popolari. Certo, la città è caustica quanto vuota, ma questo passa il convento. Tutti qui ci sentiamo alienati rispetto all’ errore che è esclusiva degli altri, eppure uno che venne per salvarci chiese: chi è senza peccato scagli la prima pietra: i sassi restarono al loro posto e a lui stesso preferirono Barabba . Mai fidarsi delle masse quando si ammassano.
Ogni vicenda è come una delle buche profonde che sventrano le nostre strade. Non entro nel merito delle singole questioni, che hanno tutti gli strumenti burocratici per essere dipanate, ma il quadro d’insieme resta impietoso.
Sembra una cattiva stella. I Greci, da cui discendiamo, di fronte a casi simili erano soliti consultare l’oracolo. A Sezze, in una grotta, hanno trovato i resti della tana di una iena: vuoi che lì appresso non ci sia stato un oracolo, un eremita, una maga, una che ci capiva del domani da interpellare?
La giunta tutta dovrebbe essere portata in una amena località e lì benedetta da un curato bono, con la tonaca nera e il colletto bianco un poco consunto. Ecco, la mia non è una questione politica — perché pure Coletta, quanto a sfiga, non scherzava affatto —, è proprio la città che va benedetta.
La mia idea? Dopo il pellegrinaggio al Divino Amore, chiamare i vescovi pontini — Francesco Lambiasi, Felice Accrocca e Giovanni Checchinato — per concelebrare una messa solenne e scacciare il male da Latina. A mali estremi, estremi rimedi: il tutto coronato da una processione fino al santuario di Santa Maria Goretti.
Il resto? Chiacchiere al vento. E che la misericordia sia con noi.


