Coltelli a scuola e il bisogno di insegnare il mondo nei suoi difetti
20 Settembre 2026È cominciata la scuola. È una macchina enorme, complessa, che apparentemente non produce niente. In tanti la vedono solo come un parcheggio per “gente sotto il metro e quaranta”. In molti la liquidano con sufficienza: ma che ne sanno gli insegnanti che vanno in Panda, mentre io, che non sono stato della partita, ho il SUV tedesco e adesso me lo farò cinese, grande come un OM Lupetto?
La scuola è diventata il posto dove si deve parlare di tutto per non insegnare niente. Si protesta per il caldo o per il freddo, ma nessuno chiede più la cosa fondamentale: “Cosa sai oggi più di ieri, ora che sei stato con noi?”.
Un’insegnante viene aggredita con un coltello e non ci si chiede cosa quel ragazzo non abbia capito fino alla terza media; si preferisce parlare subito di perdono. Ma la scuola non è una Chiesa dove pregare, e gli insegnanti non sono sacerdoti del vero. La scuola è la palestra del dubbio, il coraggio di sbagliare: è un posto dove l’ignorare non si può perdonare.
La scuola è la sfida continua con l’altra scuola, quella che c’è di fianco. E quel ragazzo ha scelto il sangue, non la parola. Ha scelto il filmato sui social non il contatto. Gli hanno trasferito un pacifismo muto invece di una coscienza: che la vita è una lotta. Era uno che andava male, aveva accumulato debiti con la scuola e ha deciso di non pagare il conto. Tanto il mondo è furbo non giusto.
E allora, che fare?
Fare l’insegnante significa smettere di trasferire un mondo sognato fatto di pace, bontà e stelle filanti. Significa dire la verità: che gli eroi hanno ferito per non essere feriti, che le fedi benedicono le guerre in cui muore qualcun altro. Che la libertà è sporca di sangue e la giustizia ne gronda. Che anche chi sta nel giusto uccide e chi sta nell’ errore non muore di meno e non ha meno lacrime.
Forse, se umanizziamo il male e la ferocia, riusciremo a costruire gli anticorpi in ragazzi che altrimenti si sentono “unici” nel ferire. Bisogna mostrare loro che ogni uomo sa ferire, che la violenza fa parte di noi, mentre la bontà è una conquista faticosa. E che se si ricorre alla violenza non si è speciali, non si è diversi: si è soltanto banali. Come l’ universo che è terribilmente freddo ma noi pensiamo che morirà di caldo.
Sarà un grande gelo in una umanità cattiva, insegnano ai bambini a essere umani.
C’è una pubblicità in cui un gatto, bello come lo sono i felini dice: sono un animale, sono un carnivoro, vado a caccia … Rispettatemi
Ecco siamo umani diciamoci la verità.


