Goretti, i 1000 minuti al pronto soccorso e la dignità
23 Settembre 2026Non entro nelle polemiche di Consiglio comunale di Latina sul pronto soccorso, ma sul pronto soccorso sì. Non mi affascinano le proposte di un nuovo ospedale, sapendo bene che io — e molti dei viventi di questa area — per ragioni d’età non vedremo altro ospedale se non questo.
Leggo alcuni resoconti con i dati forniti in aula dal sindaco, Matilde Celentano: si sarebbe passati da 1.946 minuti (32 ore) dall’accesso al pronto soccorso del Goretti al ricovero, ai 1.041 minuti (circa 17 ore) di oggi. Un miglioramento che sfiora il 50%.
Leggo, rileggo e poi leggo ancora.
Vedete, c’è una canzone dei Nomadi che recita: “Per il dolore è abbastanza un minuto”. Pensate a 1.041 minuti: sono certamente meno di 1.946, ma restano un’enormità, una tragedia per chi soffre e per chi gli sta accanto.
Credo che il pronto soccorso di Latina sia l’emergenza. Non è una buca nell’asfalto, non è un cassonetto da svuotare: è vita da salvare, è dignità da tutelare. Il pronto soccorso non può salvare la vita a tutti — non si può, siamo mortali —, ma non può non salvare la dignità di ciascuno. Si resta umani, sempre. Dobbiamo trovare le risorse ora, le soluzioni ora, per restituire dignità da un minuto fa; e un minuto è già troppo. 1.041 minuti sono un girone di mille dolori, di ultimi attimi da vivere (o nemmeno quelli), di speranza di tornare sani, anche solo per un poco.
Invoco tutti, e il sindaco per tutti: facciamoci carico di sperare. Interveniamo da subito sul dolore presente, poi penseremo al meglio che verrà. Winston Churchill promise ai suoi “sangue, fatica, lacrime e sudore” per la libertà; credo che noi, con la Celentano in prima fila, dobbiamo garantire decoro e rispetto anche al dolore: promettiamo dignità.
Se uno di noi muore su una barella in un corridoio, è una vergogna per tutti i viventi che rischiano di subire la stessa sorte. Ora, subito, da questo momento: salviamo la dignità.
I medici e gli infermieri del pronto soccorso fanno un lavoro terribile, incredibile, anche loro hanno il diritto di svolgerlo con umanità. Sindaco, non trasformi il dolore in una questione di cifre, ma cerchi una soluzione: piccola all’inizio, poi sempre più grande. Comperi barelle, trovi stanze, utilizzi quelle strutture che ora chiamate “case di comunità”, ma agisca. Domani non conti i minuti ma racconti di come chi stava male è guarito perché curato non lasciato solo perché il dolore era di troppi.
E lo faccia insieme a Galardo che è medico come lei, a Damiano Coletta, a Enzo De Amicis, alla Ciolfi, a Licata, Floriana Coletta, Isotton la Pagano lo … Siete medici sapete più di me del dolore non vi dividete ma “curate”

