Meloni: Via il bollo auto!
23 Settembre 2026Finalmente. Dopo anni di promesse, annunci, tasse da ridurre e programmi elettorali da rispettare prima o poi, arriva una misura che parla direttamente alla classe media: il bollo auto sulle vetture di piccola e media potenza, fino a 80 kW, sarà cancellato per il 2027. L’esenzione riguarderà un solo veicolo per cittadino e, secondo le stime diffuse, coinvolgerà una parte molto ampia del parco automobilistico italiano. Il costo per le casse pubbliche è stimato in circa 2,3 miliardi di euro.
E allora sì, finalmente la Meloni fa qualcosa che assomiglia a quella politica per il ceto medio che tanti elettori del centrodestra si aspettavano.
Perché governare non significa soltanto amministrare l’esistente. Significa anche mantenere una relazione con ciò che si è promesso agli elettori. E il centrodestra, da anni, ha costruito una parte importante della propria identità sulla riduzione della pressione fiscale, sulla difesa del reddito delle famiglie e sull’idea di lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini.
Il bollo auto è una delle tasse più semplici da comprendere e, proprio per questo, una delle più percepite. Ogni anno arriva, si paga e finisce lì. Non importa se l’auto viene utilizzata per andare al lavoro, accompagnare i figli, fare la spesa o semplicemente per vivere in una zona dove senza automobile ci si muove con difficoltà. Il pagamento arriva comunque.
Adesso, per milioni di automobilisti, quella tassa viene eliminata almeno per il 2027. Il Governo ha inoltre dichiarato l’intenzione di trasformare la misura in qualcosa di strutturale. Ed è proprio qui che si vedrà la differenza tra un provvedimento temporaneo e una vera scelta politica.
Perché non basta annunciare. Bisogna mantenere.
E sarebbe persino curioso che proprio Giorgia Meloni, arrivata a Palazzo Chigi anche sulla promessa di una politica fiscale più favorevole alle famiglie e al lavoro, arrivasse finalmente a cancellare una tassa che il centrodestra promette di eliminare da anni. Il tema, infatti, non nasce oggi: l’abolizione del bollo è da tempo presente nell’orizzonte politico del centrodestra.
C’è poi un’altra questione, meno propagandistica e più concreta.
Le accise.
Per mesi il Governo ha utilizzato il taglio delle accise per attenuare l’impatto del caro carburanti. Una scelta legata all’emergenza e ai rincari provocati dalla crisi internazionale. Ma uno sconto temporaneo sul carburante non può diventare la sostituzione permanente di una politica fiscale organica. Se si riduce una tassa per qualche settimana e poi la si lascia tornare, il cittadino continua a percepire soprattutto la precarietà dello sconto.
Il bollo, invece, è un’altra cosa. È una misura immediatamente comprensibile: una tassa in meno da pagare.
E forse è proprio questo che serviva al Governo. Meno proclami e più provvedimenti che il cittadino possa vedere direttamente nel proprio portafoglio.
La classe media non chiede necessariamente miracoli. Chiede che lo Stato smetta, almeno qualche volta, di presentarsi alla porta per chiedere qualcosa. Chiede che una promessa elettorale possa trasformarsi in una misura concreta. Chiede che il costo della vita non venga affrontato soltanto con bonus, proroghe e interventi temporanei, ma anche attraverso una riduzione stabile del carico fiscale.
Ora la palla passa alla legge di bilancio. Perché il 2027 può essere l’anno in cui il bollo scompare per milioni di automobilisti oppure soltanto l’ennesima parentesi fiscale destinata a chiudersi dopo dodici mesi.
Se il Governo vuole davvero rivendicare una politica per la classe media, questo è il momento di dimostrarlo.
Non basta averla votata. Non basta averla chiamata. Non basta averla promessa.
Bisogna finalmente governarla.


