Sezze e il parco “La Macchia”, una questione di affetto civico

Sezze e il parco “La Macchia”, una questione di affetto civico

5 Maggio 2019 0 Di Stefano Colagiovanni

Soffia il vento del cambiamento tra le fronde degli alberi del Parco dei Cappuccini, che a Sezze chiamano parco “La Macchia”. Un vento di rinascita.

“La Macchia” è anche il nome preso “in prestito” dall’associazione culturale presieduta da Gianluca Panecaldo, 35 anni, già tanta esperienza sul groppone, con una missione da compiere: revitalizzare e riqualificare quello stesso parco per troppi anni in ostaggio di amministrazioni indifferenti e colpevoli negligenze.

Così, dopo aver faticato e non poco per costruire da zero la sede dell’associazione sui ruderi dei locali in sfacelo dell’ex Mattatoio comunale di Sezze (sito in via Bassiano, 3), investendo proprie risorse economiche e fisiche, col supporto dell’amico e collega Pierluigi Polisena, direttore artistico del progetto didattico “Spazio 33”, Panecaldo e l’associazione “La Macchia” hanno dato il via alle tanto attese operazioni di rinnovo del parco, ormai prossimo a una sorta di colpevole abbandono etico, oltreché materiale.

“Dall’emissione del bando nel 2017, all’inizio della riqualificazione sono passati circa due anni, duranti i quali abbiamo seguito un iter burocratico enorme. Ora la prima fase di lavori ha preso il via. Finalmente possiamo mettere in pratica ciò che abbiamo progettato!”

Così esordisce Gianluca Panecaldo; non un tremito nella voce, lo sguardo fisso su quell’orizzonte che non molto tempo fa sembrava troppo lontano.

Il parco La Macchia (ri)nato il 7 marzo

È con la perseveranza e la passione che si raggiungono i traguardi importanti e se queste qualità sono sedimentate in un profondo senso civico, d’un tratto quel posto che chi scrive chiama casa, non sembra poi così piccolo o spoglio. Proprio come gli alberi del parco “La Macchia”.

Riportare alla vita quel fazzoletto di 5800 metri quadrati a Sezze non ha nulla a che vedere con la ricerca della notorietà: qui si nascondono in bella vista robusti valori culturali, l’esigenza e la consapevolezza di “possedere” un gioiello prezioso divenuto opaco e impolverato, a cui infondere nuova luce, restituendogli la propria essenza di luogo d’accoglienza. Per i più piccoli, per le famiglie intere, per le scuole – basta muovere qualche passo per raggiungere gli edifici degli istituti scientifico, classico, ragioneria, scienze sociali e, soprattutto, il fiorente alberghiero -, per ritrovare un vecchio tesoro sepolto troppo a lungo.

I lavori, che hanno preso il via lo scorso 7 marzo, richiederanno del tempo: iniziando dalla potatura e dalla rimozione della vegetazione ritenuta pericolante e ingombrante, per poi passare alla sistemazione delle reti divisorie divelte e ai cancelli d’ingresso danneggiati, le prime operazioni di rinnovamento prevedono l’installazione di una rete di impianti di video-sorveglianza operativi ventiquattro ore su ventiquattro, accompagnata da un sistema di illuminazione a led, il tutto per rendere il parco un posto sicuro e protetto da intrusioni e malintenzionati.

“Ci stiamo dando molto da fare, ma la previsione di fine lavori purtroppo non è, a oggi, quantificabile. L’area è soggetta a vincolo paesaggistico, per questo tutte le modifiche devono essere autorizzate in maniera preventiva dagli enti preposti. Siamo comunque fiduciosi che entro agosto si potranno installare i giochi e strutturare l’area dedicata alle attività che il progetto prevede», ha aggiunto Panecaldo, che assicura impegno e costanza nella realizzazione di tutte le idee pensate: «Questo progetto ha alle spalle una lunga storia, che risale al 2010. L’associazione “La Macchia”- che a oggi conta ben quattordici sedi in tutta Italia -, nasce da qui, dove alcuni volontari si sono mobilitati, rimboccandosi le mani per rendere il parco un posto vivibile. Oggi l’associazione torna nel parco, mettendo in pratica tutta l’esperienza raccolta in questi anni. Osservare in che modo era stato ridotto il parco e immaginarlo, modellandolo all’idea che ho di quel esso diverrà una volta che avremo terminato questo percorso, è lascia una sensazione indescrivibile”.

Un modello vitale

Una volta terminati i lavori di pulizia, si penserà a rendere il parco “La Macchia” un luogo di nuovo accogliente, valorizzandone il potenziale, ridisegnandolo come luogo d’incontro, di socializzazione, perfino didattico, grazie al supporto degli istituti scolastici adiacenti. La volontà dell’associazione, incarnata dal desiderio di salvare dall’abbandono un bene comune – perché della comunità, in quanto appartenente, in questo caso, a un paese – è la testimonianza di quanto non occorra ricorrere a immaginifiche innovazioni, ma nobilita l’arte del saper recuperare, di arrangiarsi e divincolarsi tra le catene della burocrazia, per costruire un futuro un po’ più radioso, scrostando le ruggini del passato. La riqualificazione del parco è un modello vitale di rinascita ambientale, un’accorata manifestazione di appartenenza a una realtà sì in difficoltà ma, a ben vedere, affatto irrecuperabile.

Conclude Panecaldo:

“I cittadini sono il motore e la spinta che ci permettono di farci forza e lottare. Purtroppo viviamo in un momento storico particolare, schiacciato dal giudizio spesso superficiale dei più maliziosi. Stiamo ricevendo molti complimenti in merito a questa iniziativa, così come per il progetto compiuto di riqualificazione del vuoto urbano dell’ex Mattatoio, diventato oggi luogo di arte e cultura. Ringraziamo l’ente comunale per aver messo a bando l’area e per il supporto logistico, assieme ai tanti commercianti della zona, pronti a mettersi in gioco per dare una mano per il benessere del parco stesso. Ci tengo a precisare che per la riqualificazione del parco l’associazione non ha avuto accesso a nessun fondo e a nessun contributo da parte di nessun ente: tutti i costi sono sostenuti dall’associazione stessa, che reinveste i suoi proventi in attività di pubblica utilità”.

Un po’ come ritrovarsi per rinascere.