Giovanna d’Arco e la bellezza, pillole di estetica morale

Giovanna d’Arco e la bellezza, pillole di estetica morale

11 Giugno 2019 1 Di Lidano Grassucci

Giovanna d’Arco non mostrava il petto al nemico per la cattiveria di questo, ma per la sua Fede al mondo. Combatteva per l’onore di Francia non per il disonore degli inglesi.

La bellezza non è il colore degli occhi, il cupo nero del mare, ma il sogno che pensavi fosse incubo e diventa speranza, sole che irrompe e tutto muta in un avvenire che hai sentito come fosse oggi ed era ancora ieri.

La bellezza irrompe e tu non devi stare con il volto girato da un’altra parte, è appuntamento puntuale altrimenti Caravaggio è una parete nera, una colonna di marmo con intonaci di gesso. La bellezza è audacia del tempo che ha, è sogno in sincronia.


L’onore di Francia è la ragione di ogni battaglia non la crudeltà di chi invade, si vince se combatti per il tuo ardire non per l’odio di altri appetiti. Onore di Francia che ogni offesa è inglese e non è inglese offendere.
La bellezza non è il viandante che cerca disperato Roma, non è l’agrimensore che misura gli archi e calcola l’acqua che arriva dai monti, ma è il santo che la incontra negli occhi felici di una ragazza che gioca e si fa donna, che impara la vita non per il dolore ma per la bellezza.

Roma si fece di Francia vestita in lingua d’oc, di lavanda piena. Poi andò a Bisanzio, poi più lontano nelle piane di Russia e Roma si faceva una, due e tre e mille e mille volte ovunque c’è un ponte tra qui e l’infinito.
Chi cerca Roma con la cartina non ha capito Roma, chi combatte per il nemico che trova e non per la passione che ha, non ha compreso il mondo.
Trovai Roma in una complice, in una mano, in una trama, in un tessuto nei sampietrini, nelle madonne agli angoli di strade, nelle cupole e nei campanili. Se muoiono gli imperatori nascono i papi, poi i re, poi… già, Roma non muore mai perché come Giovanna D’Arco non si batte bestemmiando il muro che ha davanti ma vedendo il piano che c’è oltre.
Questo è Roma, la bellezza del tempo immaginato.

 

foto Ana Pimentel