L’ordalia di San Lidano tra Sezze e Sermoneta, codice per “leggere” una statua
15 Giugno 2019Non entro nel merito del fare o non fare una statua a San Lidano, è una diatriba tutta interna a vecchi filoni della cattolicità setina. Da un lato l’idea curiatica della gerarchia, la fede “manifestata”, il bisogno di mostrarsi fedeli, e dall’altra quella riflessiva dolorante, che cerca la fede dentro. Un vecchio scontro, una vexata quaestio che ereditò toto la sinistra setina divisa tra la fede nel mondo nuovo da manifestare liricamente e l’agire quotidiano per dare alle plebi il riscatto. Sono cantastorie e vi canto una storia, forse aiuterà. Una storia che è una ordalia, sì, un giudizio di Dio. E se Roma ha per animale fondate la lupa, Sezze ha i miti buoi. E’ la storia di Lidano che da queste parti non rispondeva al dolore rispetto al luogo da cui venivi, ma guardava l’anima dolorante. Non fece, in vita, differenze nel dolore. Sezze e Sermoneta avevano antico rancore, non ricordavano neanche perché, forse anche loro per amori perduti o pastarelle rapite. Ma per Lidano erano cose loro, lui guardava l’anima dolorante e leniva quel dolore. Finì la vita, per noi che non crediamo, passo a miglio vita per voi che avete il dono (illusione, speranza) che tutto non possa finir qui. Sorse il problema: ma di chi era Lidano? I sermonetani vantavano miracoli e aiuti, i setini non erano da meno. E gli archi stavano nel mezzo, un poco sul piano setino, vicino vicino al piano sermonetano, a dire il vero così uguali visti da lontano. Che fare? Erano gente bisognosa certo, ma non meno incazzosa. Bisognava trovare un modo per decidere e non farsi male. Non so se fu un monaco, un uomo saggio, o una donna con tanto coraggio magari era di Sermoneta ma non disdegnava un amore setino, o setina che aveva stretto la mano di uno dell’altro mondo. Si decise di far decidere ai buoi. I buoi sono forti e miti, e la sera vogliono tornare a casa, sono patriottici.
Sei buoi di Sezze, sei di Sermoneta, sul carro, non il feticcio di Lidano, ma le sue spoglie.
I buoi furono lasciati senza “governo”. Quelli di Sermoneta erano magnifici e forti, buoi di un “signore”, buoi “nobili” di “re” maestà per i servi . Quelli di Sezze senza padrone, contadini, senza magnificenze e con la fatica del lavoro. Lì su in alto a Sermoneta un castello, a Sezze una chiesa per gli inni a Dio. I buoi sermonetani tiravano che non c’era speranza, i contadini setini disperavano e di disperazione sapevano. Spinsero forte, fino a Monticchio. Eccola Sermoneta, il castello, si vedeva, pareva a un allungo di braccio, e Sezze era sparita dietro il monte. Era come Rocky Balboa contro Apollo.
Non c’era partita, tutto era perduto. Ma c’è un signore degli ultimi, un giocattolaio matto che punta barando con la logica. I forti buoi sermonetani quasi alla salita, strappano, si offendono i muscoli. La loro forza diventa impotenza, i buoi setini tirano, prima piano, quasi a non credere di poter tornare a casa, poi forte, poi fortissimo (come movimenti di musica). Non era notte e Lidano era a casa sua, a Sezze, a casa sua per sempre. Dei sermonetani non si ebbe più notizia. Dio, o il fato, aveva scelto che Lidano era di Sezze e per sempre. Non ordinarono statue, non prenotarono bellezza, ma raccontarono l’umiltà, il lavoro contadino, un mondo senza re o padroni, senza manco preti che si fanno re. Un mondo setino prima che fosse uscito da un banale destino di mediocrità.
La storia fu una ordalia, un giudizio di Dio. Questa storia lega Lidano a Sezze e alcun setino deve dimostrare l’amore che c’è. Le statue, come i castelli, servono al potere. Noi siam figli degli ultimi e abbiamo bisogno di credere che anche quando tutto è perduto c’è un speme.
Ps: lo ammetto sono di parte, senza dio e senza preti, aa amo Lidano e non idolalidanisti. La storia ve l’ho raccontata, ora torno al mio mondo e mi scuserete se dalle tenebre di una Sezze che non c’è per un poco sono tornato, ma so bene le ragioni per cui me ne sono andato.
Nell’immagine i buoi bianchi di Giovanni Fattori


