Latina, rischi del gigante Durigon e la mosca Muzio per tacer di Coletta

Latina, rischi del gigante Durigon e la mosca Muzio per tacer di Coletta

16 Giugno 2019 0 Di Lidano Grassucci

Esistono le ragioni delle cose, non i casi per le cose. Nulla avviene per accidente e la fortuna, come dice Niccolò Machiavelli, è frutto del saper nostro, del nostro fare. Oggi esiste una oggettiva crisi del progetto di Latina Bene Comune e dell’ipotesi di governo di Damiano Coletta. Una crisi che, a volte, è anche sopravvalutata, perché esiste anche una crisi dell’opposizione. L’opposizione non è da meno della maggioranza, cela il suo rischio di “irrilevanza” nel calderone del successo nazionale. La Lega stravince, ma a Latina come a Ferrara, sono vittorie octroyer (concesse del leader nazionale, da Matteo Salvini), non nate qui. Anzi qui si raccoglie consenso ma non di traduce in politica. Qual è l’idea di città della Lega? Eppure è il partito di stragrande maggioranza relativa. Come intende innervare questa città la Lega? E la domanda si potrebbe fare, che so, anche per Sezze, a Cori. La Lega a Latina ha ora tutto: rappresentanze dalla regione all’Europa, ha una classe dirigente quella dell’Ugl di Claudio Durigon. Ma che idea di città ha?

Vuole una comunità dialettica con Roma? La vuole capace di autonomia? La vuole verso l’innovazione e i ragazzi  o a protezione degli anziani? Aperta a nuove economie o identitaria a difendere quel che c’è? Mettiamola così: che stagione teatrale farebbe al Gabriele  D’ Annunzio?

C’è un processo di periferizzazione di Latina rispetto a Roma, delle aree dell’hinterland rispetto a Latina, c’è un fenomeno di “invasione” romana e dell’area campana che va lungo la linea ferroviaria, è un processo su cui discutere o no? Si governa o si subisce?

La politica non discute di questo, pare non essere attrezzata, perché octroyer, perché dentro logiche da viceré, nunzio apostolico.

Questo qua darebbe a Damiano Coletta margini enormi di “recupero” ma deve aprire non chiudere e l’uscita di Giulia Caprì fa male. Ed in politica nulla resta vuoto, c’è Annalisa Muzio che lentopede sta tessendo una tela importante, sta facendo partecipare la gente, sta costruendo un percorso non octroyer, ma dal basso. E parte da: “Dare nuova vita e più voce ai borghi che rappresentano la memoria e la storia della nostra città”. Ha in testa che c’è un fenomeno di “disgregazione comunitaria”

Alle comunali non ci sono i telegiornali, alle comunali ci sono i cittadini a cui non potrai parlare di spread, ma dovrai dire di come si tagliano le siepi, quale sarà la stagione del teatro, quanto sarà pulito il mare d’estate e romantico d’inverno. Dovrai dire, oggi le offerte politiche tradizionali non dicono, e la società ha cominciato il suo racconto. La lezione di Coletta non è bastata. Chi non comprende gli errori è destinato a ripeterli.

Ma chi pensa di aver già vinto questo non lo vede, forte delle sue armate. Stalin irato chiese ai suoi generali: “Ma quante armate ha questo Papa?”. Gli risposero nessuna, non si preoccupò. Sapete la storia come è andata, quel Papa sconfisse il suo impero pochi anni dopo.