Annalisa Muzio, la politica che non c’era prenota il cambio a Latina

Annalisa Muzio, la politica che non c’era prenota il cambio a Latina

23 Giugno 2019 2 Di Lidano Grassucci

La stanza ha le finestre che danno su via Emanuele Filiberto in una Latina assolatissima di giugno,  davanti un palazzo di fondazione tutto italiche citazioni e accanto l’Hotel Europa forse ingenua modernità continentale.

Lei è Annalisa Muzio, ha un nome che profuma per i, ormai sempre meno, residenti storici della città (la sua famiglia gestiva profumerie), siamo nel suo studio, pieno di luce, con i libri ordinati alle spalle, arredi bianchi.

Un cognome che porta in dote quella storia visionaria di Raffalele Muzio lo zio che fu la mente della “rivoluzione” di Nino Corona. Quello che fece il teatro, penso la biblioteca Stirling, quello di una democrazia cristiana che pensava alla Latina prossima senza le nostalgie della Latina retorica fondativa di Ajmone Finestra e distante dalla città del quotidiano di Delio Redi (al posto della biblioteca ci fece un parcheggio, dentro il teatro ci mandò gli uffici per i buoni mensa, poi la destra al Teatro che è movimento e innovazione ci aggiunse i musei, commissari prefettizi e Damiano Coletta l’hanno chiuso o non riescono a riaprire) .

Ci sarebbe già così un poco da preoccuparsi per chi fa politica, poi si presenta bene, è educata (e dio mio quanto serve) e della città parte dalle periferie, e per aggregazione prende lo sport. Ha capito che il valore aggiunto della città non sono il bestiario dei luoghi comuni, ma la forza dei giovani. La zona dei pub dei ragazzi è nuova funzione della città, il resto è fuffa.

“Ho fatto l’associazione Minerva per occuparmi di aspetti pubblici”, pare quasi ingenua nel non capire la forza centripeta della cosa in una città dove la voglia di partecipare non ha luoghi di partecipazione. “Sto facendo l’xbeach al mare, nella graduatoria degli eventi del Comune sono arrivata 44esima o giù di lì”. Ma che sarà sto xBeach, non voglio fare la figura dell’ignorante, poi mi informo e sono gli sport in spiaggia. Lo fa.

Ha messo in rete le associazioni sportive: “Ho visto che erano tante, ho proposto un coordinamento e in tanti hanno aderito”. La sua famiglia aveva esercizi commerciali e collabora con la Confcommercio. VI basta?

Fa una cosa incredibile… ascolta. Si ascolta le idee degli altri e quando qualcosa è probabile, è utilizzabile, è come se gli occhi registrassero.

Insomma mentre la città politica con le sue complesse sovrastrutture segue la politica della forma, c’è chi fa trama e ordito della sostanza. C’è una protoidea di una città costruita intorno al tempo libero e lo sport, che veicoli partecipazione dai borghi.

Analogie con Coletta? L’idea della partecipazione c’è, ma questa protoesperienza è meno urbano-piccolo borghese, se quella partiva dall’ecologia e dall’onesta, questa dalla attività, da ceti più popolari, e non ha ansie di vendetta sociale.

Lei naturalmente si schermisce: “velleità politiche? Ma no, mi piace”. Beh c’è un posto da sindaco tra qualche anno? “C’è tanta gente capace”. Sorride, ha parlato di politica per un’ora, segue le sue “aggregazioni” quasi tutti i giorni.

E intorno c’è il vuoto, assoluto. Direte, ma la Lega? Al giro delle comunali non si candida Matteo Salvini.