Afa a Latina, arriveremo a 35 gradi e cantano le cicale

Afa a Latina, arriveremo a 35 gradi e cantano le cicale

26 Giugno 2019 1 Di Lidano Grassucci

Callo, fa callo (per fare caldo fa caldo), ed è tempo suo. Mia nonna avrebbe detto “ohi cetto me ve gl’affogafiato” (trad: mamma mia mi manca l’aria, non respiro più”

Oggi si toccano i 35 gradi a Latina, l’aria si fa calda, bollente.

Le cicale aggravano il senso di calore, fanno più caldo del sole. Il tempo in questi pomeriggi si dilata in vista del buio che arriva tardi e di malavoglia.

Le cicale mi hanno segnato il tempo, mi hanno accompagnato le estati. Ora in città mica le senti. A Sezze vivevo davanti il parco comunale, il Monumento, e lì al tempo, questo tempo, dell’aria ferma quelle cominciavano il canto, a Latina vivono (cantando) ai giardinetti. Sono tante, intense e pare che con il loro suono rendano ancor più ferma l’aria, fermi gli aghi di pino, le foglie che cadranno a ottobre sugli alberi immobili come statue di sale, e l’erba secca rassegnata al sole. Le cicale insistono, pare siano complici di questo tempo da restare immobili e sono al tempo della pennichella gli ultimi abitanti del mondo.

Te le gusti, le cicale, nei giorni di festa quando anche i nervosi sono costretti alla sosta e i pigri (come me) si sentono normali. Mi dicono che quello delle cicale sia un canto d’amore, i maschi cantano “ci sono” a femmine che chiedono “chi sei”. Strano che l’idea che mi da quel canto è di immobilità, in vero è frenesia, frenesia d’amore. Sta di fatto che le cicale ti danno compagnia, ti fanno una strana ninna nanna che dormi in attesa del far della sera. La rinfrescata allenta il suono, lo riporta a sfondo, ma oggi a 35 gradi qui in questo piano arso dal sole, caldo d’estate ho assistito al miracolo del canto d’amore delle cicale.