Il treno dixit/6: le regole di Coletta e il paradosso di Carola

Il treno dixit/6: le regole di Coletta e il paradosso di Carola

1 Luglio 2019 0 Di Lidano Grassucci

Il treno arriva con 10 minuti di anticipo e quasi mette fuorigioco il maresciallo, il professore sta nei minuti regolamentari, il marinaio gioca dall’inizio anticipato della partita e compare anche se in zona Cesarini il presidente. IL professore ha un evidente pensiero complesso da dire, manco saluta lasciando me e il maresciallo bloccati senza palla. “Allora se il sindaco Damiano Coletta si ricandida dicendo che, seppur nulla ha fatto, ha rispettato le regole, sulla Sea Watch da ragione a Salvini”. Restiamo basiti, stamane Massimo Cacciari al prof gli spiccia casa. “Sì, Caroila si appella al dovere di violare le regole quando sono ingiuste, lui fa delle regole le tavole della legge”.

Contesto: Ma che paragone.

“Direttore Lei non si contraddica mi ha fatto due palle come il mulo sul diritto di resistenza del cristiano difronte  alla legge degli uomini quando si scontra con quella di Dio”.

“Ma dai…”

“Si immagini una scelta radicale: le leggi non consentono l’apertura del teatro, come l’attracco della nave, e il Sindaco “forza” in nome della cultura, taglia l’erba contro regole che cozzano contro l’igiene pubblica, il decoro. Carola si è assunta la responsabilità elogiata da quelli di Lbc che…”

“Che mi vuol dire che i principi in Italia sono come le palle del toro?”

“Evidente ciascuno le aggiusta a caz… suoi. A Latina sei “regolatore” a Lampedusa “irregolare”, ma vale pure per salvini che a Lampedusa è regolare a Bruxelles irregolare. E potrei dire dei francesi accoglienti quando ad accogliere è a Lampedusa, rigorose a Mentone, e i tedeschi che sui soldi (nostri) non transigono, sul capitano loro interpretano”

“Che vuol dire?”

“Mi sento preso per culo, in discussioni di niente. Qui nessuno a principi ma tutti principiano il loro potere fine a se stesso”

Il maresciallo è “muto”, il cervello si è “n camato” (intrecciato), il marinaio ha abbandonato al secondo scambio, il presidente pare preda di impossibili, improbabili, pene d’amore.

A Campoleone sale una donna a forma di donna che distrae per un attimo il professore, che riprende dall’eroismo dei finanzieri della pilotina che hanno anteposto il loro “guscio” al rompighiaccio, italica virtù guerriera.

Chiosa il maresciallo: “Si va be, ma tutte se chiacchiere: chi doveva sbarcare è sbarcato, chi doveva partire è partito, ma tutte se chiacchiere che è cambiato?”

Si è fatto pure lui prendere dalla saggezza del prof che si gonfia con il retropensiero “che squadra di filosofi ho messo su, la scuola di Atene mi fa una pippa”

E… bomba o non bomba siamo arrivati a Roma, malgrado le fregnacce. Ecco il caffè, arrivano i reparti della piazzaforte di Cisterna con il colonnello stavolta in borghese che quasi non lo riconosci, lo spagnolo prende il treno dopo. Il prof annuncia che prenderà due giorni di riposo, il maresciallo prenderà il comando. Roma agognata e mi sa che le fregnacce non sono le nostre sul treno, ma le trovate nel racconti della vita vera.

Le regole, il prof è provocatore lo sa che per un buttero socialista sono una bestemmia in se già quelle dei preti, immaginate quelle dei re.

 

Città del Vaticano, Raffaello Sanzio: la scuola di Atene