La ruota dove nascevano le pastarelle e il miracolo di Santa Chiara

La ruota dove nascevano le pastarelle e il miracolo di Santa Chiara

4 Agosto 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ho iniziato questi articoli sulle pastarelle di visciola di Sezze per sfottò, per fare un gioco identitario di una comunità da cui vengo, da cui sono andato via, ma che mi è rimasta sempre appiccicata per via del nome. Del nome e… di questi terribili ricordi che ritornano, come peperoni e si fanno incubi per un tempo che non avrà, bellezza per la storia che mi sostiene. Insomma cercavo identità collettive mi sono tornate identità personali. Oggi Filomena Danieli ha scritto delle paste di mandorla di Sezze citate da una ennesima rivista di buon mangiare, e… ma da dove è partita questa storia? Dove sono nati sapori così gentili, così straordinari.

Le suore, si le suore. E mi sono ritrovato impaurito e piccolo che camminavo per strette del posto da cui vengo (strette e chiese, chiese strette)  che mi sono ricomparse buie, e le mani di nonna che stringevano per non perdermi, che mi perdevo sempre per questa maledetta distrazione che mi porto indosso. E, di vicolo in vicolo, di stretta in stretta, tra le mille chiese e ancor di più preghiere di questo posto ecco la chiesa di Santa Chiara, quella santa che non andava al mondo, ma lo contemplava, che cercava dentro. Come io ora, c’era una stanzia con una ruota da dove “uscivano” le pastarelle, ma dove avevo paura entrassero i bambini. Si come i bimbi sperduti di Peter Pan che “cadevano dalle carrozine condotte da balie distratte e non reclamati per sette giorni…”

Di nascosto cercavo di sbirciare oltre, ma non c’era modo. Ma chi c’era che tirava fuori pastarelle ed ostie. Un poco faceva paura, un poco era buono quello che usciva. Nonna si sarebbe fatta suora, era così delicata quanto rude Lidano (nome che porto in suo nome, nella medesima rozzezza che ci fa uomini) mio nonno, così delicata e così pregante, così votata a Dio. Ma queste son cose sue, la mia è che c’era una ruota delle pastarelle, c’era un muro che donava dolcezza. Poi si tornava ai vicoli, mi viene da pensare che questa storia delle pastarelle non è di questa terra, c’è bisogno di anime che sanno di cose che gli uomini sapranno se la loro scienza non diventerà arroganza.

Dicono che abbiamo scritto, le suore clarisse, i loro segreti e donati a donne di Sezze, a donne che hanno imparato a mente come si fa, passo passo: mandorle, scorza limone, albume d’uovo e zucchero e la devozione.

Tra gli altri benefici che in dono dal nostro Padre di misericordia abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo, per i quali dobbiamo rendere grazie di più alla sua gloria, vi è la nostra grande vocazione, per la quale tanto più gli dobbiamo gratitudine, quanto è più perfetta e più grande. 

Sono le parole di Chiara d’Assisi, patrona delle suore clarisse (quelle della clausura)  che spiegano la devozione fino a chiudersi dal mondo nel mondo. Loro, le suore di Chiara, nel meditare il sacro hanno creato la bellezza di una dolcezza infinita.

Ho avuto paura di questi segreti, ora arcani tornano sovrani, ed è una bella storia. Chi ha il segreto della ricetta? Forse lo so, forse ancora mio padre, i suoi amici, che poi divennero i miei, come testimone orale di una storia da scrivere e inizio da qui.

Ora sono a Latina le suore, non so se fanno le paste ed hanno ancora la ruota, sarebbe bello però loro madri delle pastarelle

Nella foto Santa Chiara

Ps: in questo testo non c’è alcun riscontro storico, ma una storia, meglio una microstoria