Mettere in galera la follia, la storia della donna dei portici

Mettere in galera la follia, la storia della donna dei portici

14 Agosto 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ve la ricordate la signora di colore che andò in escandescenze in pieno centro a Latina? Si quella raccontata da Emilio Andreoli su queste colonne alimentando un incredibile dibattito? Che fine ha fatto? In articoli sintetici, direi scarni, si legge che l’hanno messa in galera, a Rebibbia e tutto bene, giustizia è fatta, la follia non c’è più è chiusa.

Tutto qua, basta. Emilio nel suo articolo pose un punto di domanda, un dubbio: ma se fa così chissà cosa le sarà successo?

Già un umano punto di domanda a cui aggiungo un dubbio: ma è giusto.

Nessuno la difenderà, non ha avvocati, non ha conoscenze, ha la sua rabbia per patrimonio, e la sua rabbia per reddito. Ha creato panico, ha fatto male, ma non è la galera, negarla al mondo che è la cosa giusta. La follia se la nascondi non è che non esiste più. La follia se fai finta che non c’è non scompare. I cattivisti diranno: è giusto, rimandiamola da dove viene. I buonisti: lasciatela libera.

Io che sono cattivo, talvolta buono, spesso sbagliato dico solo che a ciascuno devi dare la sua risposta. Quella donna aveva, ed ha bisogno di cure, è una giovane donna e negarle la vita che ha davanti, negare anche il tentativo di aiutarla è “reato di indifferenza”.  Abbiamo il dovere delle possibilità, abbiamo il reato della paura. Tra questi due estremi mi ha colpito lo scarno articolo di cronaca, come se stessero raccontando della geologia di un sasso, le persone, anche gli orchi, non sono sassi.

 

Foto di Emilio Andreoli