Storie d’agosto/ Sudamericana, foglie e maghe
28 Agosto 2019Sono questi i tempi i cui gli scrittori trovano Narnia, scuole per maghi, o lontani mondi popolati da eroi senza macchia e senza paura. Per chi è materialista storico la cosa viene meno facile, ma viene. Dalle mie parti, poi, di cose straordinarie, a pensarci con questo ritmo, ce ne sono tante. Un poco come il mondo di Gabriel Garcia Marquez dove il vero e la magia si mischiano. Non ci sono zampe di gallina o fatture, o malocchio, ma solo cose bizzarre, da maghi. E i maghi sono buoni se maschi, perfidi se femmine. I maghi femmine buoni sono fate, cose eteree da amore di mamma per Pinocchio, ma mai vivide donne per uomini non di legno. Invece le donne sudamericane hanno la magia dentro, come certe femmine che stanno sempre, o quasi nel sud del mondo.
Perché il sud ha colori da magia, o forse perché a sud c’è caldo e queste foglie che sbattono. Sta di fatto che io di una maga vi voglio parlare, maga con le magie e la sua magia sta proprio in questo sbattere di foglie che è sinuoso mischiarsi di cose distinte, le foglie si carezzano, si picchiano, si sovrappongono, si allontanano per ritrovarsi. Dite, è il vento. Mica vero, le foglie insieme nel ramo si fanno come le nubi che se le guardi e riguardi prendono forma di animale, di case, di umano. La mia maga assume la su forma di eleganza nel verde delle foglie che il vento forma come fosse di manualità di ceramista.
Guardo, si muove come aria sulle onde, o onde contro l’aria, incedere che guardi e gli occhi seguono il movimento. Mi direte sensuale? La sensualità è nata così, per movimento impercettibile di foglie verdi e vive. Seguo il muoversi inarca il busto, segna i fianchi, la schiena, i glutei, il volto che ora ha gli occhi chiusi per farsi guardare, ora aperti per vedere il mio stupore. Ora è altera e truccata da dama, ora sfatta nel viso da troppo amore. Ora si muove a baciare, ora si ritrae e far finta di non volere. Ora è maliziosa, ora stanca e distratta. Non so se sia su quell’albero la mia maga, ma credo di certo che mi abbia fatto una fattura e mi sto perdendo in tutto questo.
E non è male, da il senso di fresco di stagione nuova. Capisco quella letteratura sudamericana che da europeo figlio di ingegneria romana non riuscivo a capire. C’è una maga che si manifesta nel moto degli alberi, c’è una dimensione che non ha distanze e tempo. Vai a capire come va il vivere…
Sta di fatto che guardo quelle foglie che si fanno figura


