Lettere d’amore del primo novecento tra Stella e Vittorio
29 Agosto 2019Difficile imbattersi in lettere d’amore oggi. Trovarsi davanti dei fogli ingialliti dove se ne parla lo è ancora di più. Ma come si parlava d’amore un secolo fa? Le lettere d’amore del novecento che i familiari di Stella e Vittorio ci hanno gentilmente messo a disposizione, risalgono alla fine degli anni trenta, ci raccontano non solo la loro storia ma anche un po’ com’era la società di allora, con qualche punto in comune con quella di oggi e aprono alcune riflessioni.
La storia di Stella e Vittorio
Quella di Stella e Vittorio è una storia nata per una emigrazione da sud al nord dell’Italia per lavoro. Non era lui ad essere lontano da casa, ma lei.
Stella, cresciuta in una famiglia di sei figli, dopo aver superato il concorso di insegnante a vent’anni si trasferì da Andria in Istria, ancora appartenente all’Italia.
Il trasferimento ad altre città spesso molto lontano da casa per lavoro è uno dei punti in comune con la realtà di oggi. Nella società di allora lasciare i propri affetti per lavorare per una donna non era cosa comune. Diversamente non avrebbe avuto l’opportunità di sfruttare i suoi studi e le sue competenze un po’ come oggi per un laureato che per avere un’opportunità si trasferisce all’estero.
Vittorio viveva a Priverno con la sua famiglia. I continui trasferimenti di lei per riavvicinarsi a casa, in provincia di Barletta, hanno dato loro la possibilità di incontrarsi a Priverno dove lei venne trasferita. Si incontrarono e si innamorarono. Vittorio era amministratore della Società artigiana dei fondi rustici. La società che amministrava e rendeva produttivi i terreni dei comuni di Priverno, Amaseno, Prossedi, Roccasecca dei Volsci e Sonnino. Evitò di partire per il fronte durante la guerra, racconta la famiglia, perché necessitava la sua presenza per produrre il grano, bene di prima necessità per la popolazione.
Si incontrarono e si innamorarono. Le loro lettere risalgono al periodo estivo quando lei tornava dalla sua famiglia ad Andria.

Vittorio e Stella a Latina
Le parole delle lettere d’amore del novecento
In una delle lettere datata 1937 si legge:
“Vita e luce mia,
questa volta più delle altre io ho sentito che tu nell’andar via, hai portato con te, l’anima e la mente mia. Ogni mia facoltà sentimentale ed intellettuale sono con te. Qui è rimasto il fisico senza volontà, senza direttiva, senza forza. Ora più che mai il vuoto è aumentato, s’è fatto immenso, profondo. E’ lo stesso vuoto che sentirà il viandante sperduto nella vastità del deserto, il naufrago nell’immensità dell’oceano. Sento che per vivere mi manca la parte intima, vitale essenziale senza la quale io morrei se ancora per molto tempo ne dovessi rimanere priva. Tu sei l’aria, la luce, il calore…”
In risposta a queste parole la lettera riportata nella foto che inizia con:
“Gentile anima mia”

La riflessione
Parole profonde, intrise di sentimento legate ad un tipo di educazione che lasciano trasparire un livello di istruzione che un secolo fa non era alla portata di tutti, dove a farne le spese erano soprattutto le donne, ma non in questo caso. Questa storia riflette l’amore tra due persone, su come si guardavano dentro ed esprimevano i propri sentimenti l’un l’altro, su come avevano rispetto l’uno dell’altro. La riflessione è sul perché oggi alcuni rapporti possano essere a volte troppo superficiali. Sul perché i legami oggi possano sfociare nella violenza fisica o psicologica.
Questo percorso introspettivo che si legge in queste lettere di un secolo fa porta a riflettere sulla vita di oggi, dove la vita scorre veloce, senza a volte trovar tempo per sé e per l’altro, presi dal lavoro che fagocita chi ce l’ha con orari e ricatti e chi non lo ha a correre dietro al precariato di mille occupazioni per poter vivere e con le sue conseguenze sull’individualità e i rapporti con gli altri.
Su come a volte può essere necessario ricorrere a una terapia di coppia che educhi al guardarsi dentro e guardare all’altro. I casi di omicidio e femminicidio concentrati “casualmente?” su una cittadina come Cisterna con un tessuto sociale che dalle cronache traspare fragile, in alcuni casi anche a livello familiare ma che è un male comune nella società di oggi. Forse quella comunità toccata nel vivo più volte è oggi solo più sensibile e propensa ad esternare le richieste di aiuto.
Tra queste lettere d’amore del novecento anche una che racconta le usanze di allora con la richiesta da parte dell’uomo al padre di lei del benestare per il matrimonio, la risposta nella lettera in foto qui sotto ne è la prova.

La lettera del padre di Stella in risposta al futuro genero.
Stella e Vittorio si sono sposati, hanno avuto due figlie che hanno cresciuto a Priverno. Con loro una ragazza, Maria, figlia di una famiglia numerosa di contadini, crebbe con loro occupandosi della casa e accudendo insieme a Stella le due figlie della coppia Anna Maria e Francesca ed è rimasta anche con la famiglia di quest’ultima. Maria divenne colonna portante della famiglia Perugini-Casieri in quanto Stella aveva una vita molto attiva non solo nella scuola, dove preparava numerose recite con i bambini ma anche nell’Azione Cattolica dei Ragazzi. Una donna, Stella, con una vita divisa tra casa, lavoro e impegno sociale paragonabile a quella delle madri lavoratrici di oggi, che in più fanno i conti con quello che la precarietà comporta.


