Mistica e pietà, il rigore aumano

Mistica e pietà, il rigore aumano

7 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ho partecipato ad un confronto sulla mistica. Ho sentito cultori dalla materia che ne svisceravano particolari reconditi. La cosa mi impressiona perché è un tema che ti mette davanti alle domande sulla Fede che sconcertano sempre, anche i laici.

Che cos’è la mistica?

E’ quel rapporto intenso, stretto, tra l’individuo ed il divino. Mi hanno sempre affascinato queste donne che guardavano estasiate il cielo e popolavano le mie chiese. Poi a casa i primi libri, in assoluto, raccontavano della loro Fede. Da grande, e da innamorato della Dea ragione, attribuii quella Fede alla dieta non certo ricca delle Sante. Sapete quando non si mangia si vedono cose che ai grassi sono negate.

Mistica: rapporto tra l’individuo e Dio.

Ascolto la disquisizione dotta e penso al mio percorso di formazione nella Fede. A me non hanno insegnato la salvezza per me, o l’estasi divina, ma l’umana pietà. Mi spiego meglio: c’è una religiosità mistica che tende ad escludere l’altro dal rapporto tra umano e soprannaturale; c’è, anche, una religiosità che parte dall’umano dal rispetto per l’altro.

Non mi entusiasmano gli occhi in estasi delle mistiche, ma gli occhi sofferenti del malato, del moribondo. La mistica è rigore esclusivo nella Fede per la Fede, la pietà è il Dio che è umano che è carne e soffre per le sofferenze degli altri. La mia Fede era misericordia, era umana. Non era ad escludere l’altro ma a comprenderlo, era una idea di religiosità comunitaria.

Rigoni Stern racconta ne “Il sergente nella neve” che nell’Isba lui, soldato italiano, mangia con i soldati russi, con i nemici, ma “in quel momento non eravamo nemici ma uomini”. I fratelli Cervi ospitano nel loro cascinale i fuggiaschi, che non erano nemici, ma uomini in difficoltà. La pietà dei miei contadini era dividere il pane, non escludere in Dio. Il Dio della pietà è misericordioso, il Dio della mistica è esaltazione della fede per la Fede, è meno umano, è più divino. Come era divino Cesare, come è divino il rapporto distinto tra alto e basso.
I cultori della mistica stabiliscono un rapporto mistico tra la morale (chiamatelo timor di Dio, superiorità dello Stato, purezza dei puri) e la vita pratica (politica). La pietà si sporca le mani con il dolore, il mistico si fa dolore personale per esser degno del Signore. E’ la mistica superiorità etica.
Dico questo perché un cardinale di Milano Tettamanzi fu ripreso dai leghisti, perché è “pietoso”, riconosce il diverso, cura il malato, dà del mangiare al viandante che si è perso. Il mistico fa male a se stesso per arrivare al supremo, come può capire la difficoltà.
La Fede, il contesto sociale, territoriale in cui vivi offrono diverse sensibilità. Nessuna è meglio dell’altra, o peggio, ma ne costituiscono la spiegazione profonda. Dare da bere agli assetati o non bere per vedere nella propria sofferenza il supremo?
Credo che il primo sia il viatico umano. Il cristiano che soffre e sanguina è pietà, la santa in estasi è mistica.