Rane, verdi fritte e le pozioni di alchimiste setine

Rane, verdi fritte e le pozioni di alchimiste setine

21 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ho scritto tempo fa un articolo sulla fine delle rane, una fine silenziosa per quanto rumore facevano, Le rane con il loro gracidare erano il rumore di fondo della palude. Oggi la palude è una banale periferia romana e ha il silenzio di niente che merita. Ma nello scrivere quella “caccia-pesca” con la lumaca, Filomena Danieli attenta custode di segreti setini mise in fila le memorie della rana setina, della rana dentro la cultura setina.

Rammentò della pesca-caccia di abilità di chi non usava la canna con la lumaca per acchiapparle ma la rapidità di legare la bolla grande che usciva dall’acqua del fosso con la presenza della “bestia” e rapida la cattura. Conoscenza di millenni dei fossi e delle rane, dei racconti che quella terra magnifica faceva ai suoi “uomini”. La palude non era buona, ma neanche i suoi uomini lo erano, due forze che facevano la bellezza dell’ultimo posto dove Dio aveva messo la memoria del suo creato non ancora sporcato.

Ma che ci facevano con le rane?

Filomena segna: “brodo di ranocchi leggero e ricostituente per chi stava poco bene….”

Ora me lo ricordo, nitido di mio padre che dice a nonna, Filomena anche lei (Za Pippa), “stonco na cica malo” (Per carpire, quando diceva stonco na cica malo, la febbre era almeno a 42 due, sotto non rilevava)

E lei: “mo facemo na cica di brido di granunchi e stai meglio“. Odorava tanto, mi ricordo che mi prese, alla gola, nonna pensava che anche il vapore di quella mistura fosse salutare. Pareva una alchimista. Papà lo mangiò con gusto, tanto da inzupparci anche il pane, io no, non ci sono riuscito.

Ma ammetto che dopo un poco stava meglio, un miracolo. Nonna aveva capito il mio disagio e sorrideva, come prevedesse che questi erano squarci di passato in un presente che sbiadiva e futuro non c’era.

Poi con gusto li ho visti sgranocchiare le rane pulite passate nella farina e fritte, anche lì ci voleva un coraggio che non ho avuto.

Fin qui quello di cui sono testimone oculare, timidezza bambina e cretina compresa. Poi Filomena ricorda: Infarinate e condite con olio peperoncino e piccolissimi pezzetti di pomodoro per la “stagnarola” al forno….che veniva infornata nei forni a legna, dopo sfornato il pane”…

E ricorda pure che a marzo no non si potevano mangiare avevano le uova

“Oggi non ci sono più”, viviamo in un mondo senza rane, senza uomini con gli stivali nei fossi, senza donne alchimiste che tiravano fuori dalle rane brodi… (pozioni) miracolose che salvavano i malati.