Fregnacciario non ragionato su Latina

Fregnacciario non ragionato su Latina

29 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Di questi tempi rispetto ai tempi che scrivevo dovrei viaggiare in metropolitana, sia pur leggera, avere a Latina scalo il traffico intasato per l’intermodale, incontrare per strada Carlo Rubbia che va a far lezione nella nostra università e sperimenta al Cirene di Borgo Sabotino, vedere migliaia di cinesi in fila per vedere Palazzo M e chiedere ai vigili con occhi curiosi “dove essele museo Cambellotti, io volele vedele”. E per Corso della Repubblica isola pedonale incontrare un Cuccia, magari di Bassiano, che va al consiglio di amministrazione della Banca di Latina che pensa di collocarsi, insieme alla Fiat, a Wall Street. Il tutto in un mare con un porto dove sbarcano dalle navi da crociera con le scialuppe per godersi la duna che le case sono arretrate di almeno un chilometro. E non dimentico l’autostrada per Roma, che si interseca per quella per Valmontone e una 156 che vai da Latina a Frosinone nel tempo di un caffè che al cappuccino non fai in tempo.

Vi risparmio terme e biblioteche e del Teatro D’Annunzio mi vergogno da solo per la non vergogna dei protagonisti, tutti nessuno escluso (compreso i vigili del fuoco)

Ma cosa stai scrivendo? Sei pazzo? Sto scrivendo delle fregnacce che ho scritto descrivendo una politica che era solo nulla, davanti a problemi vero.

Chiedevo allora cosa poteva movimentare un intermodale senza modi, una metropolitana che portava 70.000 cristiani a dicembre da Latina Scalo a Capoportiere, e una banca di quartiere nel mondo era così comica che non credevo nella capacità di ridere dei proponenti.

Il tempo è passato, viaggio ancora si via Epitaffio, a Palazzo M non ci va nessuno perché resta quel che era bruttino se non fosse per l’affetto che chi è nato e cresciuto qui ha per i suoi luoghi, la banca di Latina è uno sportello di un istituto emiliano, e l’intermodale è il monumento al niente che è stato per il niente con cui è stato gestito. Una città in cui dilettanti si sono presentati come professionisti ed hanno pure giocato.

Perché racconti questo? Perché ogni tanto bisogna ricordare quello che si è detto che il mondo non è piatto ma ha un ieri. Scusatemi se la mia ricetta di domani chiede solo un poco di serietà e tanta ironia.

Un ossimoro? L’unica cosa seria è ridere …. Una risata vi seppellirà dicevano i ragazzi del ’68, ecco nel mio ricordo è mancata l’unica cosa che serviva la capacità di ridere delle fregnacce

Nella foto di Emilio Andreoli quel che erano le terme di Latina