Giacomini e teatro, la morte del polo culturale in centro

Giacomini e teatro, la morte del polo culturale in centro

6 Ottobre 2019 1 Di Lidano Grassucci

Hanno tolto l’anagrafe, e va bene. I documenti non li fa più nessuno, vogliono comperare la Banca d’Italia ma non sanno perché, hanno chiuso d’urgenza il mercato annonario lo scorso dicembre non lo hanno neanche spazzato. Il centro perde le vocazioni, non ha più funzioni, ma una è incontrovertibile: quella culturale. Diamo merito al gestore del cinema Corso e del Supercinema è un eroe assoluto, l’ultimo difensore di una Latina che poteva essere e che non c’era. Oggi nel 2018 l’unico spazio culturale di spettacolo è quello che chiamavamo il “cinema dei preti”. Il Teatro D’Annunzio è chiuso da lustri, è un crimine all’identità cittadina e a far figura barbina non è solo il Comune, ma anche i Vigili del Fuoco in un confronto che sarebbe comico se non fosse a spese del contribuente. Ci sarebbe il Giacomini, il cinema dei primi baci di ogni ragazzo di questa città da quanto è uscita dal villaggio rurale e amorfo che era ed è diventata città, ma pare che non se ne farà nulla, un progetto con i privati ma in Comune dove sono campioni di cavilli non scelgono di scegliere e le regole che vanno interpretate per la vita degli uomini sono diventate galera per il vivere quotidiano. Il centro è una serie di buchi neri, è un vuoto, è un mobile di pregio mangiato dai tarli: c’è il buco del D’Annunzio, ma anche quello del Giacomini, l’ex sede della Step davanti la Feltrinelli, c’è il mercato annonario, l’ex sede della Telecom, il Key. Tarli che stanno mangiando la città e chi governa non ha uno straccio di idee sul da farsi.

Triste? Neanche triste, ormai siamo all’inutilità.