Latina, la città che non sa chiedere scusa. Città aeducata

Latina, la città che non sa chiedere scusa. Città aeducata

13 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Un vigile che voleva far vedere di contare ferma il corteo degli alpini con tanto di banda, si rivolge loro come fossero i cugini che tornavano dalla gita. Tempesta sugli organi di informazione, evidente gaffe stupida della città, ma… Ma nessuno ha il coraggio di chiedere scusa, semplicemente scusa. Gli alpini erano, e sono, nostri ospiti ed è dovere di chi invita far stare a proprio agio gli invitati. Vi immaginate se in una casa si organizza una cena e poi quando uno dei commensali deve andare in bagno lo fermano dicendo: ma chi l’ha autorizzata lei deve bere mica fare pipì.

Se a farlo è la cameriera il padrone di casa si assume la responsabilità, lo accompagna al bagno padronale e chiede scusa. Chiede scusa, come si fa se si è civili, ma qui siamo dei cafoni ripuliti, ma sempre cafoni, gente che pensa che il mondo è lo spazio tra borgo Faiti e il Sabotino, tra il Grappa e borgo Carso. Ma in fondo chi so sti alpini e che vogliono da noi.

Ma il sindaco non si è scusato, nessuno dei consiglieri, manco i partiti e tra questi quelli di destra che a parole si riempono la bocca di patria confondendola con l’aspirazione ad un assessorato, qualche parlamentare, qualche intellettuale.

Non si sono sentiti neanche gli ex sindaci, a cominciare da Zaccheo che l’adunata la fece, impicciati a tentare la rivincita sognando da grandi di diventare dei Mauro Carturan. Una serie infinita di tristezze in una società maleducata.

In un paese normale, il sindaco si sarebbe scusato invitando anche a cena la banda degli alpini. Avrebbe chiamato il vigile che a nome del corpo si sarebbe scusato.

Ma che dico, sono un vecchio trombone di Sezze, ma in fondo che è successo: una guardia comunale ha fermato la Patria, mica è grave.

Buonanotte Latina, una agglomerato di case che si pensa cittadina

 

La foto della statua dell’alpino inaugurata ieri (foto Emilio Andreoli)