La solitudine dei Matteo primi
19 Ottobre 2019Ciascuno mostra la sua forza, ciascuno cura la sua personalità ma nessuno lascia seguito alla possibilità. A Firenze Matteo Renzi recita il suo rito, stantio appena nato, a Roma lo fa Matteo Salvini anche lui in odio e non per un amore.
Sono passato dentro piazza San Giovanni, tante volte che non le ho contare, per accompagnare mia nonna all’ospedale dove si curava per una malattia brutta e la corriera da Sezze si “attestava” li, passi lunghi tanto che ogni tanto devi prendere respiro, è immensa quella piazza, quasi il lato opposto è nebbia distante d’inverno, è deserto senza acqua d’estate. Una piazza che è difficile da riempire se non hai sogni a farti compagnia.
Poi con il dolore la misuri di più la piazza, lì ci faceva l’adunata quella idea generosa di pensare un domani più generoso, ora la generosità non c’è in nessun programma. E resta vuota anche con tanta gente che testimonia niente.
La piazza se non è generosa è osannante è tifo contro tifo. E’ piazza “vorrei ma non posso” questa piazza, o meglio è “avrei voluto ma non ne sono stato capace”. Perchè la carta è girata a favore, ma il capo ha calato l’asso di denari e l’altro aveva in mano l’asso di bastoni e prendere una scopa così fa male. Sono in tanti? Tanti quanti i loro rimpianti, tanti quante le ipotesi restate ipotetiche.
A Firenze? Si fa chiesa piccola, non è da piazza ma da “sacrestia”.
Un raduno alla Leopolda festante da boy scout con tanti buoni propositi, tanta volontà ma a me paiono troppo volonterosi che assillano la “signorina Margherita” per scomodare Alberto Sordi. Si vestono da intelligenti per non dire niente, per accontentarsi di andare sul giornale. Ma anche qui le carte sono passate, la primera era fatta, i danari pure, per tacere delle carte ma mai pensare di avere vinto perché passa la mano arrivano 3 scope e una è sette bello… certo puoi dire di essere intelligente, ma hai perso.
La politica è altro da queste povertà, è audacia di immaginare quello che non ci sta, è un leader che è capo di comunità non sacerdote per le comunità.
Due tristezze in un giorno solo, ed è era “cinema” non politica. La solitudine dei Matteo primi


