D’Annunzio, la vittoria di Pontinia e il Teatro Nestor di Frosinone

D’Annunzio, la vittoria di Pontinia e il Teatro Nestor di Frosinone

22 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ogni volta che la politica parla di se stessa si nega, la politica è la città, il suo funzionamento non i suoi balocchi e come in natura non esistono vuoti, quando il vuoto c’è qualcuno lo riempie. Per Latina ci sono i manifesti del teatro, che presentano la nuova stagione teatrale con tanto di logo della Regione Lazio. Un bel manifesto, finalmente con le parole scritte grandi che le puoi vedere da lontano, ma?

Ma è il teatro Fellini di Pontinia, è come se a Milano l’unica offerta teatrale fosse ad Arese o in una delle decine di località che finiscono con ate, il tutto senza rimpianti per Il Piccolo, La Scala e fate voi e, fortuna, che a Sezze dormono da piedi perché con il Costa potevano “prenotare” il futuro culturale della provincia.

Quando il teatro riaprirà, se mai avverrà, ci saranno spettatori del Fellini, del teatro dei preti (il moderno) e sarà difficile cambiare abitudine e copione, ci sarà un nuovo scenario?

E’ grave? Ma certo che no, se vuoi rimanere un parcheggio intorno a casette messe in fila di gente che lavora a Roma no di certo, se vuoi immaginare una città delle possibilità, un modo dove tra le cose necessarie a vivere cc’è la bellezza, il teatro chiuso è un crimine. Punto, stop, alt, fine. Nei 5 anni che noi non siamo riusciti a “riparare” un teatro già fatto, a Frosinone il Comune ha comperato, e aperto, il cinema Nestor da mille posti a sedere. L’ha preso da una vendita fallimentare ed è pure, udite, udite in sicurezza (vigono li le stesse norme di qui).

PS: a Frosinone nel momento dell’acquisto nessuno ha “rinfacciato” che quelli di prima non lo avevano fatto il teatro, tutti hanno lavorato per il teatro di domani, che strano essere normali.