Frate Francesco, il sultano e la via di Coletta col Pd
28 Ottobre 2019Stasera riunione degli uomini e delle donne di Lbc, discutere dell’incontro con il Pd e delle “difficoltà” sopraggiunte. L’Umbria è lì, è una ipotesi che si da una risposta ed è capovolta rispetto ad un progetto di “grande sinistra”. Insomma le ciambelle per avere il buco devi lavorarci, non arriva da se. Francesco Giri, responsabile del movimento, vorrebbe “assembleare” la discussione su questo passaggio, per riannodare anche i fili della sua parte. Abiti strappati non servono a fare un vestito da nozze, e francesco lo sa.
Discutere, trovare mille e mille ragioni per fare, ma non comunque sia ma in un modo che sia. Fai quel che devi accada quel che può, è la frase di Pietro Nenni che si accingeva a fare la cosa per lui più difficile, andare con quei cattolici che erano “altro” da lui più di ogni cosa.
Il far quello che doveva era scegliere difficile per far star meglio la sua gente. Poi, con la coscienza a posto, sarebbe stata la prassi a dargli torto o ragione. Andò di “ragione” per gli italiani che si trovarono una società più giusta, per il Paese che divenne migliore. Ma a lui interessavano gli ultimi i cui figli poterono andare a scuola, fino all’università, essere curati tutti, nessuno escluso, e guarire o morire come i ricchi, e avere la luce nelle notti buie come i signori.
Nel primo governo di centrosinistra ci misero socialisti come Pietro Nenni, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti, e uno che di socialismo ci capiva non poco, un tal Giuseppe Saragat.
“Se vuoi essere grande devi pensare alla grande” è il motto di Pietro Gamba di legno.
In politica la storia dice quasi niente, ma detto lo stile di domani, i fenomeni vanno letti e contestualizzati, altrimenti è indifferenza, è non scegliere mantenendo l’esistente che è prenotare la sconfitta.
Seguo in tv (da Fabio Fazio) un prete, e sapete quanto non ho simpatia per i preti, è un cardinale Matteo Zuppi che dice “la politica deve essere laica”. Questo intendo quando dico capacità di leggere l’esistente per immaginare il futuro, la capacità di ragionare libero dal ripetere, ma pronto a capire. Zuppi non è meno rigoroso degli altri preti, ma sa della forza della sua Fede e non ha paura, ed ha tanta forza da non chiedere privilegi. Questo va fatto, presentarsi non con la debolezza delle posizioni, ma con l’ardire delle possibilità.
Lbc, Pd e l’intera galassia del centrosinistra debbono non sommarsi, come in Umbria, ma contaminarsi nella moltiplicazione delle opportunità, nella idea di una città futura non nel governo della mediocrità presente.
La sfida è tutta qui, c’è un mondo da rappresentare non un fortino da difendere.
Il prete, inteso come il cardinale Zuppi, ricorda di una storia incredibile quando 800 anni fa frate Francesco andò a Damietta, delta del Nilo, a far visita al sultano al-Malik al-Kamil, nipote del grande Saladino, era tempo di crociate. I due si parlarono, forse si capirono nel Dio unico. Certo non cambiarono modo di pregare, ma dimostrarono che c’era un’altra possibilità, una via diversa. L’esempio è alto, lo ammetto, ma spiega che serve, a volte, l’umiltà dei santi e la grandezza dei sultani per fare cose umane.
Santi e sultani che sono solo uomini in grazia di dio e non in disgrazia degli uomini.


