Sezze dove i “mammocci” fanno paura

Sezze dove i “mammocci” fanno paura

29 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Aver paura dei bambini. Non entro nel merito della cosa, il Consiglio comunale di Sezze ,su iniziativa delle consigliere, ne ha discusso, ma nella sua assurdità. Le creature, i mammocci erano l’identità setina, una comunità di ipermamme che facevano dei figli delle icone da venerare. La gara, per quelli della mia generazione, era a chi era più bravo, poi ci facevamo malamente per altre vie, ma alla gara al meglio nessuno si opponeva, anzi. Puntavamo, puntavano, sulla scuola, sul successo.

Del resto, mia cara, di che si stupisce?
Anche l’operaio vuole il figlio dottore
E pensi che ambiente che può venir fuori
Non c’è più morale, contessa”

Lo traduceva così, in canzone Paolo Pietrangeli in Contessa. Cercavamo di uscire dal tunnel del non sapere per farci sapienti di un nuovo sapere. Ma chi immaginava che ci sarebbe stato un tempo in cui ai libri sarebbe stata sostituita la nuda prepotenza, la riduzione a bande e non di musica ma di prepotenza. Avevamo pensato i libri irreversibili, ora troviamo le prepotenze inevitabili.

Naturalmente parliamo di alberi che cadono, i ragazzi delle bande, e nessuno nega la foresta che cresce e i tanti ragazzi che la vita se la stanno giocando al meglio e non alla paura. 

Si sono mobilitate le consigliere donne, le presidi donne, le eredi di quelle “madri” che aveva fatto una incredibile matria, che ora lascia il terreno a Lucignoli impazziti senza neanche l’idea di madre, senza alcuna cura del padre. Dalla corsa di sapere in sapere a quella di potere in potere, di prepotenza in  prepotenza.

Vedete qui la prepotenza c’era, ma era sociale di chi aveva la terra e chi no, ora è diventata di chi vuole esistere negando e colpendo tutte le differenze per anzianità, per colore, per amore, per origine, per lingua. Sono bande mute che affermano una idea di forza e che lasciano di sale chi pensava ad una società che era solidale.

Non conosco soluzioni, forse non ci sono, ma servirebbero nuovi modelli, servirebbe riconoscere la forza che il tempo da agli anziani, il miracolo delle cose scritte, ed anche mal detti i principi del pregare patrimonio pure di chi non prega scegliendo e non non conoscendo.

Sezze è aggredita da una nuova umanità nascente, bambina, che ignora la speranza, disconosce le storie dei muri.

Di chi è figlia? Della idea che “tanto che fa”, della approssimazione del “semo tra nu”, della “eccezione rispetto alla regola”, della scomparsa del bello. Noi gareggiavano al 30 davanti a professori romani, qui gareggiano al tempo vile di sopraffare un debole perché non c’è neanche il coraggio della viltà.

Poi ricordo di ragazzi di Sezze che recitano in Germania e mi dico, beh mica è tutto nero. Ma questo non può impedirci di parlare del nero pesto.

Nella foto: Pieter Bruegel , giochi di bambini