Latina, i dirigenti scolastici a Roma in protesta

Latina, i dirigenti scolastici a Roma in protesta

30 Ottobre 2019 0 Di Maria Corsetti

Oggi, a Roma, davanti al Miur, che è il Ministero dell’Istruzione, c’è stata la protesta dei Dirigenti scolastici che, con un elmetto in testa chiedono di essere tutelati nell’esercizio delle loro funzioni.

La protesta dei dirigenti scolastici a Roma

In Italia, oltre a essere libere l’arte e la scienza con il relativo insegnamento, è libera anche l’iniziativa economica privata.

Ora, volendo mettere insieme queste due libertà, si potrebbe pensare a una scuola privata. Via che novità!

Da secoli ci sono le scuole “dei preti e delle monache, che li mandi là per fargli dare una raddrizzata”, o anche le scuole private “se vai là te promuovono”.

Per tutto il resto c’è la pubblica, la scuola comune, quella erogata dallo Stato. Che eroga anche i locali, gli arredi, i servizi che gestisce le uscite e tutto quanto occorre per una comunità che può arrivare anche a più di mille persone.

Ed è qui che lo Stato compie il suo capolavoro: il servizio va erogato sempre e comunque, sennò è interruzione di pubblico servizio, se la scuola non è a norma – norme dettate sempre dallo Stato – si deve aprire lo stesso, ma se succede qualcosa la colpa è di chi ci lavora. Nello specifico è sempre e comunque del Dirigente scolastico, poi anche dell’insegnante o del collaboratore scolastico. Lo è anche se l’insegnante non c’è, ma lo Stato ha stretto i cordoni per le supplenze e quindi al collaboratore è affidato l’onere della “sorveglianza” che in poverissime parole significa: “i bambini/ragazzi stanno lì, non hanno nulla da fare. Controllate che stiano fermi e calmi”.

Stendiamo un velo pietoso sulla mensa: se i genitori non hanno pagato e il bambino e non mangia scoppia la (giustissima) rivoluzione, ma se lo stesso bambino i cui genitori non hanno pagato, mangia lo stesso e gli viene un mal di pancia scoppia un’altra rivoluzione, quella delle carte bollate perché “ma chi t’ha autorizzato a dargli da mangia’”. Stesso discorso la merenda da casa: chi piange perché vuole quella del compagno, pizza bianca con la mortadella, mentre la mamma gli ha apparecchiato una banana e lo yogurt, chi baratta il proprio panino (magari speciale per qualche intolleranza) con una Fiesta.

Ma tutto questo è niente in confronto a scale impossibili per zaini sempre più pesanti, a trombe delle scale facilmente accessibili, ad arredi scolastici pari ad armi improprie.

“Eh, ma una volta si andava a scuola con il pezzetto di legno per alimentare la stufa e non è mai morto nessuno”. Ecco, una volta. Da allora è passata qualche guerra mondiale, è caduto il muro di Berlino, c’è stato l’11 settembre, sono arrivati gli smartphone e si sta esplorando Marte. Però a scuola bisogna andarci con il pezzetto di legno per alimentare la stufa.

Oggi, a Roma, davanti al Miur, che è il Ministero dell’Istruzione, c’è stata la protesta dei Dirigenti scolastici che, con un elmetto in testa chiedono di essere tutelati nell’esercizio delle loro funzioni. Cioè vogliono far andare avanti le loro scuole pensando a rendere i livelli di istruzione sempre più accessibili a tutti e sempre migliori, hanno il sogno indicibile che i ragazzi possano appassionarsi alla scuola, che cioè andare a scuola sia una cosa “figa”, non solo per divertirsi con gli amici o per far sbocciare i primi sentimenti.

Che la scuola sia a prescindere qualcosa di attraente e non una trappola dalla quale salvarsi a furia di circolari, cartelli e corsi di formazione che, puoi andare anche a lezione dal Premio Nobel della Sicurezza, ma, se cade un cornicione e qualcuno si fa male, l’unica strada per salvarsi è quella del Pronto Soccorso unita al mucchio di Pec inviate al Comune, e il nastro bianco e rosso messo per recintare l’area che durante la notte è volato via e nessuno si è ricordato di rimettercelo.

A proposito: lo Stato chiede anche ai Dirigenti di controllare le posizione in graduatoria di chi lo stesso Stato manda a lavorare nella scuola. Ma se quella posizione risulta sbagliata anche solo per un errore formale di qualcun altro, il Dirigente che licenzia va in udienza – ovviamente davanti al Giudice del Lavoro – da solo perché lo Stato non fornisce alcun supporto.

Succede una disgrazia e si scende in piazza a protestare. Sistemi che funzionavano negli anni ’60 e ’70.

Da allora non ci sono state guerre mondiali, ma il Muro di Berlino, l’11 settembre, gli smartphone e le esplorazioni di Marte. La notizia è questa: il mondo è cambiato e alle proteste di piazza non fa caso più nessuno.

Le scuole andrebbero ristrutturate con le ruspe, per intenderci buttate giù e rifatte a norma, quella stessa norma che lo Stato esige dall’ultima estetista che apre un negozietto per la ricostruzione delle unghie (eroina, invece di farlo a nero a casa).