Naoto Kan a Latina e la Butterfly dimenticata

Naoto Kan a Latina e la Butterfly dimenticata

4 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

E’ arrivato a Latina l’ex premier giapponese Naoto Kan che ha presentato il film sul disastro di Fukushima, “Il coperchio sul sole”, del regista Futoshi Satō nell’aula magna del liceo scientifico Giovan Battista Grassi, alla presenza del sindaco di Latina, Damiano Coletta.

Mi sono permesso di scrivergli, perché la cortesia è dovere degli ospiti e non vorrei far fare brutta figura alla mia città che di bellezza ha dimenticato la forma.

Ci scuserà onorevole ex premier giapponese che la nostra antica cortesia non si evidente, veda l’abbiamo ricevuta nell’aula magna di una scuola (tra l’altro quel Liceo Grassi che tanto mi fu caro per formazione personale, insomma ci ho studiato pure io) ma certo lei nel paese della Commedia dell’arte, nella civiltà della lirica, dove l’opera ha segnato anche la Patria. Lei ci avrà visto nell’amore per il suo paese di Giacomo Puccini nella Madama Butterfly, tra ciliegi in fiore e… si trova in una scatola dove si può parlare in razionali schemi di cemento senza la grazia di alcun “rinascimento”. Lei è venuto qui per parlarci di una tragedia nucleare in un posto dove le cose le nascondiamo e del nucleare abbiamo paura come l’hanno i bimbi delle lucertole e non siamo uomini con la magia della tecnologia.

Lei si sarà stupito di essere accolto in questo freddo posto, ma le assicuro onorevole ministro che abbiamo un teatro di raso, abbiamo i legni di cui, lei saprà, con voi siamo maestri, con i loggioni dove chi è malato di musica e teatro fa il tifo e sa piangere per Cho Cho-san e il “sogno” americano che non tornerà. Si piange di lirica in posti bellissimi, e il riscatto arriva sempre sul filo di quella bellezza nel volto di un bimbo che è mezzo americano.

Ci scuserà onorevole ministro di questa banalità che non merita il paese eccezionale che siamo, lei ci racconta della paura, della tragedia e l’ascoltiamo ma non guardi la nostra incapacità le nostre strade con le buche, l’immondizia lungo le strade, le plastiche sui campi. Ci scusi onorevole ministro lei è erede dei samurai, di gente che ama le sue isole, noi figli di un umanesimo dimenticato quello che invento “il governo della città” ora sopravvive in agglomerati di case che si consumano.