Pd-Coletta, la sindrome della linea Maginot

Pd-Coletta, la sindrome della linea Maginot

16 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Due egoismi non fanno una generosità, neanche per buona volontà.

Se fossi stato Damiano Coletta mi sarei chiesto i miei limiti ed il bisogno di aiuto, se fossi stato dirigente del partito democratico mi sarei chiesto i miei torti e avrei cercato conforto per nuove ragioni. Ma la trattativa per l’accordo tra Partito democratico e Damiano Coletta invece si è mossa sull’idea della somma e non della fusione. La politica cambia rapidamente: a luglio, Matteo Salvini era imperatore, ad agosto diventa ragazzo di bottega, a ottobre “governatore” d’Umbria, a novembre non riesce a prezzare le “sarache” (le sardine) per tante che erano in una piazza. Se, dico se a Latina ci pensassimo non spazio chiuso tra Borgo Faiti e il mare, e borgo Grappa fino al Sabotino, ma un pezzo di Italia, faremo scelte di ragioni non coltiveremmo illusioni.e Coletta ha “sostituito” quella destra, ora bisogna creare una dialettica destra – sinistra. Per farlo va gettato il cuore oltre l’ostacolo, vanno cancellate le illusioni che ci fanno montati, ma non vincenti.  Lbc ha bisogno del Pd, la sinistra ha necessità di un polo riformista e la città di una dialettica oltre il monopolio di Claudio Durigon.

E’ vero il Pd per 20 anni ha lottato contro la destra, è vero anche che Damiano Coletta l’ha battuta di getto e d’entusiasmo, nessuno sarebbe stato senza l’altro ma ora in gioco ora c’è non  una sconfitta ma una disfatta di 20 anni.

I francesi nel ’39 pensavano di avere l’esercito più forte del mondo, si attestarono sulla “imbattibile” linea Maginot, tronfi del loro, una mattina si svegliarono con i tedeschi a Parigi e la loro linea che non era servito a un c… . In politica vince chi muove, non chi sta chiuso nella Maginot