Anatomia del noce al tempo di novembre
17 Novembre 2019Il vento è forte, sbatte al muro che da verso il mare, fa vibrare persiane stanche e manda via le foglie del noce che diventa uno scheletro alla lezione di anatomia. Anatomia di questo tempo novembrino, tempo che servirebbe il vino con il limone dentro, la gassosa e il tempo di sentire le storie. Tempo che i lupi cominciano a scendere giù, a farsi audaci e la volpe rischia sempre di più. Tempo dei melograni, che si mangiano solo se hai tempo, domani non si va nel piano, domani la terra dorme e non fatela svegliare con il ridicolo tempo vostro. Tempo che non si vedono le stelle, le nubi sono d’impressione e nere dell’umore del mare.
Le foglie del noce hanno steso un manto per far germogliare quando sarà il seme ora perso. Guardate che leggere il tempo è difficile, anima grigia la mia, anima persa sospesa tra l’illuso che è venuto e l’uomo che potevo essere. Lei è una mattina che apro la finestra e spero nel sole, ma non c’è che debbo fare. E’ tempo che non se va fore, si resta qui e la fatica è sostituita dal vino, illusione di una forza che più non c’è.
Il fuoco rimanda dentro il fumo, sento l’odore che penetra tra trama e ordito della mantella che non ho, già la mantella nera di lana di orbace, la catenella a legarla al collo, il cappello alle 23, strani fantasmi a novembre, tempo che i morti e i vivi si vengono a trovare.
Il vento è forte, forte di forza sua… non venitemi a cercare, mi stringo a me, il librone dei ricordi mi porta via, novembre mese che non conviene, mese all’indietro, mese che in avanti c’è neve e il passo sarà chiuso fino a che… è passato tanto tempo. Non so questo anno, so che farà neve e della primavera non so più niente
Nelal foto un’orea di Antonio Ligabue


