San Lidano, caro sindaco ma ha visto in faccia i Lidano vivi non siamo di bronzo
17 Novembre 2019Caro Sergio Di Raimo sindaco di Sezze, mi consenta anche se non sarebbe consentito da chi non sta tra i 50 contrari alla statua di Lidano al belvedere di Santa Maria e neanche tra i 24950 che sono favorevoli come leggo nelle cronache di Francesca Leonoro su Mondoreale. (E’ la sua considerazione riportata alla risposta alla interrogazione di Rita Palombi e Eleonora Contento, ragione di questa mia)
Sono, caro sindaco, nel limbo di una terza esistenza che è fatta di quelli che hanno radici, che amano le cose per le memorie che hanno e non i feticci, ma non sono “cittadini” nel suo censimento.
Le scrivo, come ho già fatto, che ho pure un aggravante, mi chiamo Lidano, perchè esiste anche chi ama un posto o chi c’è nato e dice la sua. Quindi, lo so, che sono interlocutore abusivo, ma sono “voccalono” e voglio dirle la mia, poi lei ne faccia l’uso che crede.
Le faccio solo una domanda: ma li ha visti in viso, li ha osservati bene quelli che di Lidano sono testimoni vivi e non statue morte?
Ci ha visto, signor sindaco? Ci faccia caso siamo di modi diversi, in tutto poco più di 200 in tutto il mondo, ma tutti, dico tutti, nessuno escluso, siamo con una terribile discreta malinconia, non ci piacciono le cattedrali, ma gli angoli dimessi dove stare con noi stessi. Ci ha visto sindaco dell’orgoglio con cui rispondiamo a chi ci chiede “ma perchè non ti chiami Massimiliano, o faccia lei un altro nome?” e noi sempre uguale “perchè nonno si chiamava Lidano, perchè vengo da Sezze”.
Siamo nel rumore confusionari o miti, ma discreti nell’indossare la nostra missione. Non abbiamo seguaci per miracoli, non abbiamo santuari (come Antonio), non abbiamo bisogno di invocazioni mostrate (come San Rocco), non siamo di dolore evidente (come Santa Maria Goretti), non siamo martiri (come Santi Cosma e Damiano), non abbiamo tesori da mostrare (come Gennaro), non abbiamo le chiavi del bene e del male (come Pietro)
Siamo come Lidano, mai manifesti in questa missione che per noi è quotidiana. Veda sindaco noi, noi LIdano, crediamo che il miracolo sia la vita di tutti i giorni, e non ce ne vogliano gli altri nomi ma non vogliamo rumore, ogni albero, ogni canale, ogni uomo di questo piano è figlio della bonifica di Lidano che è bonifica di anime.
Noi, caro sindaco, non siamo idolatri, non amiamo feticci, siamo la Fede delle cose.
Non so come ha contato i 50 contro la statua di Lidano al Belvedere e gli altri a favore, io dico di noi, di noi che portiamo questo nome benedetto da un Dio povero, mai prepotente per un santo che non da fastidio, che non pretente che non ama la vanagloria, monaco che piantava alberi non faceva cattedrali, alberi di uomini.
Le chiedo scusa se ho osato, ma lo dovevo a me, lo devo a chi si è chiamato Lidano prima di me, e agli ultimi oramai che lo porteranno ancora un poco. Voi state facendo la statua a noi per vanagloria, e non vi siete accorti neanche un poco che stiamo morendo. Voi non state facendo la statua a “noi”, ma al vostro bisogno di grandezza.
Chiudo ricordandole sindaco che lì, al belvedere, c’è già la statua di “ognisanti”, che è la bellezza del creato che da quel terrazzo l’occhio vede fino al mare.
Conti sindaco tra i favorevoli e i contrari la manciata di Lidano che testimoniano una fede antica così viva che non ha bisogno di bronzo, marmo, o oro ma di racconti di vita.
Ci guardi negli occhi, tanto anche a Sezze ne incontra pochi, non farò fatica, capirà l’inutilità di fermare nel bronzo morto una storia che è viva.
Ps: va da se che sono anche anticlericale e non mi sono mai fidato di un dono fatto dai preti, e la delusione è forte perchè pensavo che la questione, sul punto, a Sezze si fosse chiusa il XX settembre del 1870. Invece vedo che c’è nostalgia del Papa re.


