Latina, Vandor: “Donare il mio fondo al Campus è un atto d’amore”

Latina, Vandor: “Donare il mio fondo al Campus è un atto d’amore”

25 Novembre 2019 0 Di Luca Cianfoni

Grande emozione ieri a Latina per la donazione ufficiale del fondo Ivan Vandor alla Fondazione Campus Internazionale di Musica, che da oggi in poi è depositaria dei documenti del compositore italo-ungherese.

Ivan Vandor e il suo fondo donato al Campus di Latina

Subito dopo la firma della donazione c’è la dichiarazione che non ti aspetti; il notaio, di solito immaginato come un burocrate avulso dai sentimenti umani e dedito solo a firme e timbri, ringrazia sinceramente e non per cortesia il maestro Vandor:

Grazie mille Maestro – dice il notaio, con passato da musicista – per aver donato il suo archivio alla nostra città, poiché questo non è solo una donazione di grande valore economico e patrimoniale bensì aggiunge a Latina uno straordinario valore culturale.

Si schermisce dietro un imbarazzato sorriso di chi crede di ricevere troppa importanza il maestro Ivan Vandor, ma tutti in quella sala concordano con il notaio, perché il valore di una simile donazione culturale alla Fondazione Campus Internazionale di Musica non ha eguali di ricchezza.

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Un momento della presentazione del Fondo Ivan Vandor al Campus Internazionale di Musica

L’incontro con il maestro Vandor

L’ottantasetenne compositore italo-ungherese è una persona placida, ironica e umile. È felice di esser lì e di donare il suo archivio alla Fondazione Campus Internazionale di Musica, “un atto di amore”, come lo definisce lui stesso durante l’intervista. Gli brillano gli occhi poi quando viene annunciato che nel prossimo Festival Pontino di Musica verrà eseguito in prima mondiale la sua ultima composizione intitolata “Meditativo“. Allo stesso tempo però è imbarazzato, lo dice lui stesso, quando consegna nelle mani della segretaria generale della Fondazione Tiziana Cherubini una lettera di Luis De Pablo (altro compositore di cui si conservano i documenti presso il Campus), in cui gli vengono rivolti molti complimenti per la sua musica. E così durante tutta la presentazione, mentre Gabriele Bonomo, il responsabile ufficio promozione della casa discografica del Maestro, la Suvini Zerboni, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera: “Ho iniziato a studiare il pianoforte perché non sopportavo il gracchiare del violino all’inizio”, racconta. Interviene poi quando si inizia a parlare della propria carriera di compositore di musica per il cinema e delle sue collaborazioni con Risi, Petri, Antonioni, Caldana: “Ho fatto musica per il cinema per guadagnare, ma ho fatto tutti film intellettuali e dunque…”, confessa sempre con il sorriso sulle labbra il maestro Vandor, strappando una risata anche alle numerose persone che sono accorse a sentire il maestro. Poi parla anche del suo periodo in Tibet a studiare la musica buddhista:

Nessuno all’epoca sapeva come funzionasse la musica tibetana; io avevo ascoltato qualcosa da dei CD dell’UNESCO e ad un ascolto superficiale sembrava che tutti coloro che suonavano quei “brani” musicali facessero quello che volevano. Non poteva essere così, da compositore mi interessava come fosse strutturata quella musica, perciò sono andato sul campo e credo di aver appreso come funzioni quella musica.

Racconta infine della sua esperienza nei gruppi di improvvisazione GINC e MEV di cui confessa:

Non ho preso molto a livello compositivo, dalla partecipazione a questi gruppi; nel Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza non mi divertivo molto, Evangelisti era un tipo abbastanza autoritario e metteva molti paletti, per cui veniva snaturata l’idea di improvvisazione. In Musica Elettronica Viva invece mi sentivo a mio agio, abbiamo fatto anche molti tour europei.

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Ivan Vandor mentre spiega l’importanza dei cimeli del suo viaggio in Tibet

I nuovi progetti e la musica contemporanea

Dopo l’annuncio dell’esecuzione della sua ultima composizione il maestro Vandor, rispondendo a una domanda della prof.essa Daniela Tortora confessa di star lavorando su un ulteriore brano, un quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte.

Sono molto felice che il Campus abbia acquisito il fondo Vandor – dichiara la prof.essa Tortora -, questo potrebbe essere il segnale della nascita di un centro di ricerche e studi futuri a Latina di un pezzo rilevante della storia della musica del XX secolo.

C’è spazio infine anche per due domande dal pubblico e quando gli viene chiesto cosa sia per lui la musica, che durante la sua vita ha affrontato differenti linguaggi musicali, dalla classica al jazz, dall’elettronica alla tibetana risponde sornione: “A saperlo!“. Poi però torna subito serio quando gli viene chiesto quale sia la funzione della composizione e quale direzione sta prendendo la musica contemporanea oggi:

Spero vivamente che la composizione non abbia perso la sua funzione; ad oggi molti compositori vogliono esprimere qualcosa, ma io non li capisco, non so se si tratti di un problema di contenuti o generazionale per cui io non riesco a comprendere il linguaggio dei nuovi compositori. Il problema all’interno della composizione però, molto spesso, sono le tendenze e la volontà dei compositori di seguirle. Una volta mentre insegnavo all’Accademia di Santa Cecilia un mio allievo voleva un particolare tipo di effetto su di uno strumento, gli chiesi perché volesse che in quel punto quello strumento dovesse fare così, lui mi rispose “Perché lo fanno tutti”. Ecco questo è sbagliato, tutto nella scrittura musicale deve avere un senso, una logica, un perché; si deve scrivere per dare all’opera una struttura non solo per dare l’effetto, perché questo non ha senso. Gli unici che nel campo della musica contemporanea che fanno questo secondo me sono Wolfgang Rihm e George Benjamin.

Un incontro illuminante dunque, quello di ieri al Campus Internazionale, che ha portato a Latina un patrimonio culturale immenso che potrà essere fonte di studio e di ricerca per decenni; un incontro infine che ha permesso ai presenti ma simbolicamente a tutta la città di Latina di incontrare La musica in persona, di incontrare Ivan Vandor.

 

Nella foto in copertina da sinistra a destra: la prof.essa Daniela Tortora, la Presidentessa della Fondazione Campus Internazionale di Musica Elisa Cerocchi, il compositore Ivan Vandor e il responsabile ufficio promozione della Suvini Zerboni Gabriele Bonomo.