Treno dixit 34/ Babele di viaggio e il caffè della stazione

Treno dixit 34/ Babele di viaggio e il caffè della stazione

25 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Il treno va, che confusione. Vanno tutti, belli e brutti, andiamo tutti. Ma dove. Seguo la politica in tv e mi parlano di cose che qui non ci sono. Il maresciallo e l’assessore sono distanti, il marinaio giù di lì. Davanti a me due signore, una di colore, una sudamericana, usano lo smartphone e scrivono in lingue strane, tra loro si parlano in italiano. La signora sudamericana si arrabbia con chi non so, ma in spagnolo. Poi abbassa richiama il figlio e, in italiano, da istruzioni per la colazione. La donna di colore dorme, dopo una telefonata di cui non capisco la natura, ma era dolce il tono. Le due, in italiano” ora si preoccupano del Natale, del lavoro a Natale e del cenone da preparare.

Salgono a Cisterna due ragazze, eleganti, sono cinesi, ma si vestono con l’eleganza “acquisita” dei cisternesi, e parlano in una lingua che non è mandarino, non è italiano, ma è anche mandarino, anche italiano e un poco scivola nella “incantata cisternese”. La ragazza ha occhiali grandi, da grillo. Ridono, sono felici di stare qua.

Oggi non piove. Non so cosa voglia dire jus soli, jus culturae so che nessuno pare fuori posto in questo treno. Sono contadino, i contadini sono attaccati alla terra, non come i marinai che si perdono dietro al vento, che non si emancipano mai dal seguire gli aquiloni. Ma? Ma è il mondo che è venuto qua, io non ho visto le Andre, i miei occhi non sanno del Kilimangiaro, men che meno la muraglia cinese, eppure ne conosco la meraviglia per gli occhi che avendole viste queste cose me l’hanno raccontate, io di mio ci ho messo la fatica di non muovermi affatto, la pigrizia di restare. La cosa non mi fa meglio, o peggio, non mi da alcuna autorità, il mondo è questo qua: gli uomini hanno le gambe, non sono come le montagne, sono destinati ad incontrarsi.

Siamo a Roma, il maresciallo è semiaddormentato, l’assessore sente il retrogusto della grappa del lupo, il marinaio prepara in testa il coro della prossima messa. Arriva Alessandro possiamo prendere un caffè, arabica?  Come è piccolo il mondo, mo che ci pensiamo anche il caffè viene da un altro mondo. Poi sta stazione Termini ha mille colori, l’assessore guarda la bellezza diversa del creato, sarebbe triste essere soli ciascuno nella sua diversità insieme. Il maresciallo “scappa”, ragioni sindacali.

Ah che bell’ ‘o café
Pure alla stazione ‘o sanno fa
Co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
Compagno di viaggio
Ci ha dato mammà

Fabrizio de Andre mi scuserà