Torna il garofano rosso, Craxi e il senso di un fiore

Torna il garofano rosso, Craxi e il senso di un fiore

30 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Bettino Craxi

A volte la tua storia ti viene a trovare. Il tuo passato, nel bene e nel male. E’ mattino presto, mi sono svegliato di buona ora, per la malora che ogni tanto ti capita di vivere. Accendo la radio per stare con me, l’intervistatore chiede a Paolo Mieli: che ne pensa della “disponibilità” di Giuseppe Sala, il sindaco di Milano di intitolare una strada a Bettino Craxi?

Lui, Mieli, parla di quella terribile malattia della sinistra massimalista di riconoscere dopo, a storia fatta, gli errori e quello che fecero gli ex Pci con Craxi è, e resta, infame nella complicità della magistratura che, da allora, ha sotto ricatto il paese. Non sono stato craxiano in vita di Craxi, ero (e resto lombardiano) ma questa infamia la sottolineo.

Ero allora “scettico” del socialismo umanitario di Proudhon rilanciato da Bettino Craxi dialetticamente contrapposto al nostro rigore scientifico di noi operaisti, marxisti e, a volte, in nome del nostro sapere troppo saccenti sul bisogno altrui. Ma non sono pentito, resto nel mio, ma quella idea libertaria è nostra, è fortemente socialista, in un socialismo che è un continente generoso e mai un monolite chiuso nelle ragioni della storia (si capisce perchè non ero comunista). Mi perdo in questa cosa, e ricordo Domenico Guidi che a Bettino Craxi ha intitolato una piazza di Bassiano, con il figlio Bobo, quel saragattiano di Franco Schietroma, Massimo Passamonti. Un orgoglio giusto per quanto mancano i socialisti a questa Italia che dirle mediocre è farle un complimento. Intitolare una strada a Bettino Craxi nella sua Milano è un dovere non il dubbio di Sala.

Mi scusi professore

E, le coincidenze, mi telefona sul far della sera Mauro Calvano, è stato un mio studente a Sezze, è consigliere comunale e “Professore, ma non viene alla presentazione del nuovo simbolo socialista?”

“Non ne sapevo nulla”. “Si oggi a Latina presentiamo il nuovo simbolo del Psi, quello di Nencini“. “Mandami le foto, ne scriviamo”. “Sì, ma mi sarebbe piaciuto…”

Il garofano di zio Augusto

Mi manda la foto, il garofano rosso e, dio mio che scherzi fa la storia mi viene il ricordo di mio zio Augusto Pagin, un cispadanone di Piazzola sul Brenta, fratello di mia nonna Gilda che ogni primo maggio si metteva il garofano rosso in petto e usciva. Non erano tempi buoni, perchè comandavano i fascisti: zio Augusto le prendeva di santa ragione, ma l’anno dopo era lo stesso. A picchiarlo quasi si erano stufati, ma lui di nuovo.

Capirono che non si poteva piegare un uomo così e lo costrinsero all’esilio in Belgio. Non sarebbe mai più tornato, di lui il racconto e l’insegnamento che nonna porto con se per tutta la vita: “Gilda, i fascisti non se delle brave persone”. I socialisti sono galantuomini, sempre, galantuomini generosi in un mondo di infami sopraffattori.

La foto arriva, c’è il garofano di zio Augusto, mi stringe il cuore. Stringo il pugno, sento dolore, che quel sole di domani ormai non lo vedrò, nella certezza che sorgerà.

Il nuovo simbolo del Psi

All’incontro di Latina sul simbolo del Psi c’erano  Antonio Melis segretario provinciale del Psi ,  Vincenzo Iacovissi vice segretario nazionale, Gianfranco Schietroma coordinatore nazionale, Andrea Silvestrini segretario provinciale Federazione di Roma.

Ospiti: Damiano Coletta, sindaco di Latina, Celina Mattei consigliere Comunale di Latina Italia Viva, Angelo Ruggeri presidente commissione sanita’ nazionale, Mauro Calvano consigliere comunale di Sezze, Barcaglioni Nando Coordinatore Provinciale di Italia Viva.

Per tornare alla giornata iniziata in auto? La storia di ciascuno va rivendicata, l’orgoglio di ciascuno ribadito. E nessuno, nessun al mondo, potrà dire che il socialismo ha portato dolore, ma dignità sì. E “quando muoio io non  voglio nè santi nè cristi ma la bandiera rossa di tutti i socialisti” , la bandiera dei galantuomini.