San Lidano, la statua dell’impossibile restaurazione papalina

San Lidano, la statua dell’impossibile restaurazione papalina

2 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Seguo a distanza la discussione sulla collocazione della statua di San Lidano al Belvedere di Sezze. E’ un confronti interessante dove ci sono i semi di una nuova voglia di partecipazione dei cittadini, un poco il filone delle sardine. C”è un vuoto nelle “cinghie di trasmissione” (ogni tanto le mie antiche memorie emergono) tra la società e la rappresentanza. Un bel confronto che arricchisce, non desertifica, la comunità setina. Pro e contro hanno un elemento comune, anche se il confronto nasce dai contro, la voglia di dire.

I CONTRO:

c’è chi è contro per motivi estetici;

c’è chi è contro per mancata condivisione;

c’è chi è contro per nostalgia del luogo;

c’è chi è contro per la prassi amministrativa un poco di fretta;

c’è chi è contro perché ha bisogno di spazio.

tutte ragioni sacrosante, ragioni ragionate, incontrovertibili, di parte ma mai, in nessun caso generiche o leggere

I PRO:

I favorevoli lo sono per altrettante ragionevoli argomenti;

per devozione al santo;

per estetica della statua;

perché a caval donato non si guarda in bocca;

perché ai preti non si può dire di no;

perché soffrono di vertigini e la statua spezza il salto verso il piano;

chi perché si è trovato detto a favore, mo pare brutto ripensarci.

QUELLA LAICA ANOMALIA

Io? Io, invece, sono non contro ma di più per idea della piazza pubblica che deve essere meno “costretta” possibile, più ospitale possibile dei vivi e non “ossario” delle memorie, la piazza è incontro, mercato, non monumento. E se monumento deve esserci amo l’albero della libertà col cappello frigio, amo un monumento a Garibaldi, a Armellini, a Mazzini a Saffi (o a Goffredo Mameli, quello dell’inno, che da genovese morì per Roma italiana, e libera)  eroi della repubblica romana contro i papi re, per la fede nella coscienza e non nell’apparenza del potere. Sono contrario che non mi piace il feticcio, l’idolatria, il segno del potere che non sia la sacra libertà. Mica sono nel giusto, ma esiste una Sezze laica, minoritaria certo, che il XX settembre del 1870 si sentì libera di essere italiana e non chierichetta ad una Roma papalina e fuori dalla Storia.

Ecco, questa posizione non è negoziabile: nel suolo della Repubblica solo i simboli della Repubblica, per i santi ci sono le chiese, per la Fede non le piazza ma la coscienza. Quella statua parla, dice che c’è chi non ha capito la Repubblica e ha nostalgia del Papa re.

Saremo pochi, ma ci siamo anche noi, laici, anticlericali, socialisti, liberali, mazziniani, insomma “italiani”.

PS: E San Lidano abbia pietà di me quando, e non sarà a lungo, se mi sono sbagliato sull’aldilà dovrà decidere di me per l’eterno. Ma gli dirò lo stesso

La bella che guarda il mare
lalalà, lalalà, lalalà
aspetta il suo cavaliere
lalalà, lalalà, lalalà

La bella che è prigioniera
lalalà, lalalà, lalalà
ha un nome che fa paura
libertà libertà libertà.

(I carbonari, Armando Trovajoli)