Latina che muore nella tomba di foglie di via Don Minzoni

Latina che muore nella tomba di foglie di via Don Minzoni

4 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Dietro il teatro comunale di Latina, tra via Don Minzoni e i giardinetti, c’è un parcheggio che, privo del teatro, il pomeriggio è un bellissimo quadro decadente, impressionista.

A pensarci bene, questo parcheggio, “vive” due mortificazioni: un teatro chiuso da 5 anni; e il mercato coperto provvisorio che di uscire da questo precariato non vede manco lontanamente la possibilità.

E’ uno spazio residuale delle incapacità amministrative, ma non solo di Damiano Coletta, ma anche sue.

E la “natura” pare sottolineare questo tempo e questo spazio,  queste due tristi storie con le foglie secche degli alberi del parcheggio che hanno coperto l’asfalto, lo hanno fatto marrone, lo hanno cancellato. La natura cerca di coprire con le foglie morte la morte di una città che, proprio quì, doveva avere la sua testa, quella che tra burla e drammi, tra musica e silenzi si doveva immaginare il domani. Ma il teatro c’è, certo ma a Pontinia o più in là dai preti (come si definiva una volta il Moderno a Latina “il cinema dei preti”). Qui cerano due teatri, c’era una sala conferenze, c’erano spazi per provare a teatrare, e il parcheggio era smorfioso per ospitare le auto dei teatranti, dei musici, degli spettatori. Ora? Ospita il parcheggio delle foglie morte, non ci passa nessuno, non si ferma nessuno.

Il tutto dominato da un vecchio murales dei ragazzi del liceo artistico del secolo scorso che anche lui degrada, sta diventando foglia morta, dimenticato come tutto qui. Un angolo che si fa suggestivo nell’idea di decadenza, tutto puzza di solitudine, di periferia post industriale dove non ci fu mai industria.

Fa triste? No, no è bello nella sua esemplificazione di una città che muore.