Latina, la città mai nata e la retorica del compleanno

Latina, la città mai nata e la retorica del compleanno

17 Dicembre 2019 1 Di Lidano Grassucci

Il 18 dicembre, in genere, fa freddo. Quest’anno mitiga tutto, pare dolce la città. Fa 87 anni Latina e le feste saranno come sono sempre i compleanni quando si debbono fare, prescindendo dal festeggiato. Una sorta di festa a sorpresa, per una città di suo sonnacchiosa. Ma che gli frega a Latina del compleanno, tra poco è Natale, che di anni ne fa 2020 cosa vuoi che siano 87. Nella forbice si spiega perché andranno in pompa magna le autorità ma non cci sarà l’autorevolezza dei cittadini intorno alla festa.

Andranno, come sempre, in una Piazza del Quadrato che è nata sola, cresciuta in solitudine ed ora dimenticata peggio. Come sono dimenticati tutti i percorsi della storia cittadina: Latina non ha fatto in tempo a farsi città che già si trova periferia, periferia senza segni se non la banalità di luoghi di passo.

Latina è morta nella retorica di una Littoria che è stata come le prime case olandesi rispetto alla metropoli. Come se nella grande mela qualcuno avesse nostalgia di Nieuw Amsterdam, con tanto di comitato per tornare al vecchio nome. E mentre ci si balocca con l’orologio all’indietro nessuno vede il tempo avanti. Nessuno si fa avanti, nessuno neanche la giunta presente che culturalmente ripete il già visto, il già sentito parla olandese a New York così americana.

Com’è triste Latina se non si ama più
Si cercano parole, che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere e non si può più.

Per giocare con il grande Charles Aznavour e l’amore perduto è per una donna che è nata già domani e cche oggi invecchia condannata a ieri

Come se New York avessero nostalgia di Nieuw Amsterdam. Sarà che i compleanni non mi piacciono, sarà che il bimbo nuovo si farà uomo con i ricordi dei nonni, ma con gli occhi di domani dei nipoti.

Latina non è mai nata.