Maltempo, ecco il sole ma ricordiamo i tre porcellini

Maltempo, ecco il sole ma ricordiamo i tre porcellini

22 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Da domani ci sarà il sole, la tempesta è passata. L’inverno è arrivato e ha fatto il suo lavoro con gran rumore. Nel corso degli anni avevamo dimenticato quanto è frangile il posto in cui viviamo. Questa era terra nata altrimenti, noi ci abbiamo fatto città, tutto è possibile se si è caparbi, ma devi sapere che qui sei ospite. Abbiamo piantato albero sbagliati, abbiamo scavato dove c’era fango, abbiamo dimenticato le fasce frangivento, abbiamo tombinato i canali, tanto non avrebbe piovuto più, tanto il vento qui non c’era. Ma questa è terra di vento, terra di acqua e il vento dal mare entra dentro e non c’è nulla che si possa fare. La Regione ha stanziato dei fondi a ripristino delle fasce frangivento (una mozione del consigliere Salvatore La Penna, ci sono 600 mila euro) ma qui si tratta di recuperare la cultura del territorio. Una bonifica non è una volta per sempre, è continua e senza fine.

Comunque da domani c’è il sole e il sole sarà fino alla fine dell’anno, ora ricuciremo le ferite, basta non dimenticare però che, prima o poi tornerà acqua e vento e se non saremo pronti… magari basterebbe ricordate una storia che mia zia Maria mi raccontò per insegnarmi ad essere previdente che incosciente c’ero già.

I TRE PORCELLINI (Joseph Jacobs)

C’erano una volta… tre porcellini che avevano lasciato il papà e la mamma per girare il mondo.
Nessuno era più allegro di loro e riuscivano facilmente a fare amicizia con tutti.
Arrivò l’autunno con le prime piogge e i tre porcellini cominciarono a sentire il bisogno di una casa.
A malincuore si accorsero che il periodo degli svaghi era finito e che occorreva lavorare come gli altri per non trovarsi in inverno senza un tetto, al freddo e sotto l’acqua. Tennero consiglio sul da farsi, ma ognuno di loro prese delle decisioni diverse: il più pigro dei tre decise di costruirsi una capanna di paglia.
“In un giorno sarà pronta” disse soddisfatto ai fratelli. Ma gli altri scossero la testa: “E’ troppo fragile”, dissero disapprovando, ma lui non li ascoltò. Il secondo porcellino, meno pigro dell’altro, andò a cercarsi delle assi di legno ben stagionate e: “Pim, pum, pam” con delle robuste martellate le inchiodò fra di loro in due giorni.
Ma la casetta di legno non trovò l’approvazione del terzo porcellino, che sentenziò: “Non si può fare una casa in questo modo. Ci vogliono tempo, pazienza e molto lavoro per costruire qualcosa che resista al vento, alla pioggia, alla neve ma soprattutto ci difenda dal lupo.”
Passarono i giorni e la casa del porcellino più saggio cresceva lentamente, piano piano, mattone dopo mattone. I suoi fratelli andavano ogni tanto a trovarlo e gli dicevano ridendo: “Perché lavori tanto? Non vuoi venire a giocare?” Ma, cocciuto, il porcellino muratore rifiutava. “Prima finirò la casa, che dovrà essere solida e robusta, e solo dopo verrò a giocare. Non sarò imprudente come voi. Ride bene chi ride ultimo!”
Fu il più saggio dei tre porcellini ad accorgersi che nei paraggi un grosso lupo aveva lasciato delle tracce.
Allarmati, si rifugiarono in casa. Dopo un po’ il lupo arrivò e fissò con occhi torvi la casetta di paglia del porcellino più pigro.
“Vieni fuori che devo parlarti!” ordinò il lupo, già con l’acquolina in bocca.
“Preferisco stare qui”, rispose con un fil di voce l’altro.
“Ti farò uscire io!” urlò il lupo inferocito e, gonfiato, il petto, inspirò più aria che poté. Poi, con tutta la forza dei suoi polmoni, soffiò sulla casetta: la paglia ammucchiata dall’ingenuo porcellino sui fragili sostegni non resse alla folata tremenda.
Rimirando tutto soddisfatto gli effetti della sua prodezza, il lupo non si avvide che il porcellino, sgusciato dalla paglia caduta, stava correndo a rifugiarsi nella casetta di legno del fratello.
Quando si accorse che il porcellino era scappato, il lupo già arrabbiato, montò su tutte le furie:
“Vieni qui, dove scappi?” urlò cercando di fermare la sua preda, che ormai stava entrando nella cassetta di legno.
Il fratello l’accolse, tremando anche lui come una foglia.
“Speriamo che la nostra casetta regga! Appoggiamoci tutti e due contro la porta, così non potrà entrare.”
Il lupo dall’esterno sentiva parlare i due porcellini, e all’idea del doppio pasto, affamato com’era, cominciò a tempestare con i pugni la porta: “Aprite, aprite! Voglio solo parlarvi!” Ovviamente, mentiva. Dentro, i due fratellini piangevano atterriti e cercavano di resistere ai colpi.
Allora il lupo, infuriato, si preparò al nuovo sforzo: gonfiò ancora di più il petto e… “pf…pffffuummm!”
La casetta di legno crollò come un castello di carte. Per fortuna il fratello saggio aveva visto tutto dalla finestra della sua casa in muratura e aprì velocemente la porta per accogliere i due fratelli che scappavano.
Appena in tempo, perché il lupo stava già picchiando furibondo sulla porta!
Questa volta il lupo rimase un po’ perplesso, perché la casetta gli sembrava più solida delle altre. Infatti soffiò una volta, poi un’altra, poi un’altra ancora, ma invano. La casetta era sempre lì e i tre porcellini lo guardavano un po’ più rassicurati. Spossato da tutti questi tentativi, il lupo pensò di giocare d’astuzia. Lì vicino c’era una scala: si arrampicò sul tetto per esaminare il camino. Le sue mosse però non erano sfuggite al porcellino più saggio che ordinò subito: “Accendete il fuoco, presto!”
Il lupo, infilate le lunghe zampe nella bocca del camino, rimase un po’ incerto se lasciarsi scivolare nell’apertura nera. Non era un’entrata facile, ma le voci dei tre porcellini che salivano dal basso non facevano che aumentare il suo appetito.
“Non ne posso più dalla fame! Proverò a scendere!” e si lasciò cadere giù. Ma l’atterraggio fu piuttosto caldo, anzi, troppo caldo. La belva si ritrovò nel fuoco, intontita dal colpo della caduta. Le fiamme attaccarono il pelo ispido, la coda soprattutto diventò una torcia ardente, insomma tutto il gran corpo del lupo divenne una massa bruciacchiata e fumante.
“Mai più! Mai più scenderò da un camino!” urlava il lupo tentando di spegnersi la coda in fiamme. E scappò più veloce che poteva. I tre porcellini felici, ballando nel cortile, si misero a cantare: “Trallallà! Trallallà! Il lupo nero non tornerà…!”
Da quel giorno tremendo i fratelli del porcellino saggio si misero anche loro a lavorare.
In poco tempo altre due casette in muratura si aggiunsero alla prima.
Una volta il lupo tornò a gironzolare nei dintorni, ma vedendo i tre camini, gli sembrò di riprovare il dolore terribile della coda bruciata e si allontanò per sempre.
Ormai sicuro e tranquillo, il porcellino chiamò i fratelli: “Basta lavorare adesso! Su, correte, andiamo a giocare!”

Maltempo, il messaggio del Sindaco Damiano Coletta

pd-lbc

Damiano Coletta

Oggi è una giornata molto difficile, stiamo vivendo una vera e propria emergenza a causa di queste eccezionali raffiche di vento che si stanno abbattendo sulla città. Registriamo diverse situazioni di disagio e purtroppo anche dei feriti. Sono stato di persona all’ospedale Santa Maria Goretti per testimoniare tutta la mia vicinanza e quella dell’Amministrazione ai tre agenti della Polizia Locale rimasti feriti questa mattina durante il servizio. Per fortuna nessuno dei tre è in gravi condizioni. Mi sono sincerato personalmente anche delle condizioni del motociclista colpito dal ramo di un albero nella zona di Borgo Santa Maria. Le sue condizioni sono serie ma l’intervento chirurgico cui è stato sottoposto è andato bene. A lui e ai tre vigili infortunati auguro una pronta guarigione a nome di tutta la città.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che in queste ore, sotto il coordinamento della Prefettura, sono al lavoro senza sosta per fronteggiare i danni e i disagi di questa eccezionale ondata di maltempo: il personale del Comune – in particolare il Coc – e le associazioni di Protezione Civile, la Polizia Locale, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e gli operatori sanitari chiamati a soccorrere i feriti. L’attenzione dell’Amministrazione è massima e siamo vicini a tutti coloro che stanno subendo questa emergenza.

Rinnovo l’invito a non spostarsi se non strettamente necessario. Rimanere a casa in una giornata simile è la scelta più sicura per evitare di incorrere in situazioni di pericolo e per consentire agli enti preposti di lavorare più agevolmente per riportare la situazione alla normalità, soprattutto sulle strade.

 

Damiano Coletta