Il presepe di Maria raccontato da una donna davanti al fuoco

Il presepe di Maria raccontato da una donna davanti al fuoco

25 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Il fuoco di Natale è strano, crepita senza fretta. Brucio un ciocco di ulivo è gigante, lo è stato in vita ora lo è di questo gigante che batte il freddo che si ferma sull’uscio e continua a bussare ma non riesce ad entrare. Il fuoco parla e oggi è loquace come donne antiche sul passetto al caldo di agosto. Oggi è giorno strano, tutto si ferma, si gela e i minuti vanno piano. Sarà per questo che davanti al camino si raccontano storie che hanno una luce che manco c’è, a me mi raccontarono una notte così di guardare il mondo capovolto, me la raccontò una donna piena di devozione ma quella sera mi voleva raccontare di un altro modo di guardare, anzi, me lo voleva insegnare.

Sai la storia che alla donna fu dato il compito per un peccato che è originale

 Alla donna disse:
«Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà» (Bibbia, Genesi)

E in questa notte, mi raccontò una donna, non c’è stato meno dolore, e il rumore degli angeli, delle comete, dei re timorati, delle guardie assetate non ci fu meno dolore. Sarà per questo che i tribolati da quel giorno chiamano quella madre e neanche il padre. Sarà per quel dolore infinito, dolore di condanna di un peccato mai compito ma ereditato dall’ira dopo aver creato, che la storia ha angoli così piccini, dettagli, spigolature, avanzi, che restano segnati negli occhi della gente che il dolore lo sente. Pazienti le bestie, di stelle pieno il cielo, quelle fisse e quelle di corsa, ma lei era sola con il dolore che unico darà la gioia di essere madre di uno di noi, di uno speciale, di un dio, ma di tutti noi per quel dolore che non ha escluso nessuno.

Il fuoco continuava e il racconto continuava, immagina il grido, immagina, i muscoli, immagina la paura di giovane che si fa madre. Giuseppe non guardò il cielo ma con forza strinse ma mano come a prendere quel dolore e fu la più grande poesia d’amore. Poi la scena fu del figlio, lei fu del figlio, ma Giuseppe la stette a guardare. Anche la bellezza ha una madre, la grandezza ha una madre, la vita, nessuno escluso, è madre.

C’è un bimbo, c’è una madre che lo ha fatto respirare, c’è un uomo che sa bene dove deve stare, manca il dolore di lei che una donna mi ha raccontato perché lo aveva provato.

Fa freddo, il fuoco se lo ricorda. E’ successo tanto tempo che lo ricordiamo ancora, ma le donne lo vivono ora, un attimo fa, e anche l’attimo che verrà

Diu vi salvi Regina
È madre universale
Per cui favor si sale
Al paradisu.
Voi siete gioia è risu
Di tutti i scunsulati
Di tutti i tribulati
Unica speme (Dio vi salvi Regina)