Il presepe di Valvisciolo, un film che danno dal 1.200 e il regista si chiamava Francesco

Il presepe di Valvisciolo, un film che danno dal 1.200 e il regista si chiamava Francesco

25 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Non so se questa storia è vera, ma la raccontano così da tanto tempo che è vera per chi ci crede, e per chi non lo può fare non resta che respirare ammirando. Faccio qualche passo da Latina, si avete capito la città che si dice fondata 87 anni fa. Pochi passi, quando qui il piano comincia a salire lento all’imboccatura di un vallone che se lo fai tutto pare di stare sulle Dolomiti profonde e sopra c’è la collina che si fa collina seria. L’abbazia la costruirono monaci greci ed era il 1100 o giù di li, poi i templari, poi i cistercensi e fortuna che qui non ci doveva essere niente. E’ evidente la verità che la bugia è sempre ladra, ladra di verità. Ma non è del posto che vi voglio parlare ma della cosa da guardare, perché dentro in una stanza che da sul chiostro “danno” un film, un film che pare uscito dalla fantasia di Mel Gibson e la Galilea che ha messo nel film sulla Passione del Signore. Lì in quella stanza i monaci danno un film sulla storia che sia nato un bambino annunciato dagli angeli, ma che non avrebbe parlato a loro ma ai pastori, alle donne, ai tribolati di ogni posto. Un film che “danno” dal 1200 e il primo regista è stato pure un tipetto niente male, dicono si chiamasse Francesco e parlava pure con i lupi e guardava il creato per le sue creature. Si chiama presepe questo film in cui la gente vede il miracolo con i miracolati, i dolori e lontano i soldati perché la libertà ha sempre guardie che la debbono uccidere.

Eccolo il film, ci sono pastori che cercano il posto dove fa meno freddo, la città lontana, la luna, la luna che sapeva tutto di questo mondo, ma quella sera pare si meravigliò pure essa e se ne ricorda. C’è la notte. Ma sapete chi conta in questa storia? Un bue e un asino, non la potenza del mondo, non gli eserciti ma due “bestie”, manco bestie nobili, ma animali così minimi che se non fosse per questa storia sarebbero memoria da dimenticare. Eccoli fanno la parte di respirare, sono il respiro di questa terra tribolata, sono l’incubatrice di Dio. Dio ha avuto bisogno di loro, per loro passa la notte, per loro vede domani, altrimenti sarebbe morto e la storia sarebbe diversa.

Io ho visto questa storia incredibile anche per chi ci crede e segna la fronte allo spettacolo, chi arriva con la sua pena e si genuflette pare buono ma tra i personaggi l’avrei messo tra gli assassini, al bambino spiegano che verranno pure dei re a portare doni, a riconoscere la sua grandezza ma ora, ora qui c’è un bue, un asino, una donna con la speranza che veda il giorno ed un uomo così generoso da non essere più presente come ogni padre sa, da allora, da prima e sempre, ogni figlio è figlio di Dio e a Dio e al mondo è destinato, i padri muoiono sempre soli.

Fa freddo, sullo sfondo una cometa, come se anche il cielo quella notte volesse anche partecipare. 

Esco la stessa luna, fuori il piano si vede fino al mare. Una bimba non capisce questo rumore, ma gli piace l’abito nuovo, un vecchio signore cammina piano piano.

Dicono che è nato, e lo hanno visto nel film. Poi la storia finisce male, le guardie lo prendono uomo fatto, lo accusano di bestemmiare, che storia strana. Dicono sia vera, io non lo so ma credo che sia una “incredibile” storia anche per chi ci crede. E dopo nulla è stato eguale.

 

Le foto sono del presepe di Valvisciolo