Panettone vs crostata di visciole, vince lo zucchero di nonna

Panettone vs crostata di visciole, vince lo zucchero di nonna

29 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Pranzo di queste feste di Natale, la mia presenza è tra un mondo di babbani (non setini) e siamo al momento del dolce. Il pranzo è stato abbondante, sofisticato, con tanto di salse, come la mostarda, carni ricercate e un percorso di sapori lungo. C’è il dolce, naturalmente l’ospite presenta il suo panettone migliore (amo il panettone, mi fa Natale, mi fa che il primo me lo portò papà da Milano e da allora è un ricordo, una icona), io ho portato una crostata di visciole di Sezze, portata dal mio amico Antonio Luffarelli di persona personalmente, che ha dentro la marmellata che finché è campata faceva nonna e io seguivo i sapori. Nonna la faceva così densa che pareva un torrone di quelli morbidi. Oltre alle visciole e allo zucchero ci voleva il sole, tanto sole.

Dico con orgoglio agli astanti che mi guardano con occhi strani pensando, questo è matto col botto, quando affermo che questa crostata è il nostro (della mia gente) dono all’umanità, è la prova che dietro c’è una civiltà superiore. Umberto Eco intervistato dalla tv Svizzera, prima di un festival di Locarno, subiva una serie di invettive contro gli italiani rei di ogni cosa, accusati ti tanti torti. Lui all’inizio constatò i nostri difetti, poi capì l’atteggiamento dell’intervistatore e rispose: “lei ha ragione sugli italiani, ma la Svizzera ha dato all’umanità l’orologio a cucù noi Leonardo” riportando una citazione di Orson Welles.

Ma lo faccio sulla fiducia, mica l’avevo ancora assaggiata, ma vedo già la marmellata, la frolla. Quando la tagliano il coltello si impasta di quella marmellata e la ferita della frolla fa uscire le uova che sono in lei e non sono uova sole. La prendo, quasi piango, poi addento: la visciola ti prende la parte superiore del palato, ti rapisce per quel sentore che pare aspro, che ti porta ad un altro morso. E’ come se un direttore d’orchestra avesse trovato l’equilibrio verdiano perfetto, una Aida tra le piramidi, accanto al Nilo.

E il panettone? Bello, morbido, con i canditi lievitato leggero. Poi c’è l’uva passa, è equilibrato. Buono, di Natale. Io dico, però un poco di zucchero in più per dirla alla Mary Poppins.

Con un poco di zucchero la pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.

Ma ora vanno i sapori delicati e gli astanti commentano: delicato il panettone. Constato l’assunto, profuma anche. Ma la crostata finisce, io due fette e anche il prossimo della tavola non è da meno.

Amo il panettone e non sono un pentito, mai pentito, è Milano, è Natale, è la modernità che mi è venuta a trovare, ma la crostata di visciole era superiore per via dello zucchero, o è solo una gerarchia tra i ricordi miei.

PS: me so magnato tutte e doa, ma la crostata… pessesse benedetta nonna addò sta