Il 2 gennaio di un anno qualsiasi

Il 2 gennaio di un anno qualsiasi

2 Gennaio 2020 0 Di Maria Corsetti

In una atmosfera da città normale che festeggia un anno qualsiasi, il 2020 ha fatto il suo debutto a Latina.

Il capoluogo addobbato per le feste, pista di pattinaggio sul ghiaccio inclusa, ha reclutato Lillo & Greg che almeno loro Latina davvero ce l’hanno nel cuore dai tempi del Vicolo cieco, e parliamo di almeno cinque lustri fa.

Sold out per lo spettacolo, divertente e recitato benissimo, That’s amore di e con Marco Cavallaro e con Claudia Ferri e Marco Maria Della Vecchia, proposto dal Teatro Moderno: la formula è indovinata, alle 20.30 apericena che di questi tempi il cenone non si digerisce proprio, quasi due ore di risate vere, brindisi a fine spettacolo, panettone e auguri.

La mattina del primo gennaio il tratto tra Capoportiere e Foce Verde si affolla di famiglie e cani, qualcuno, più di qualcuno in realtà, fa il bagno a mare e poi si gode il sole, che questa spa sotto il cielo ogni tanto ricordiamo di avercela. D’accordo, il lungomare è parecchio sgangherato, ma sempre mare è.

Manca il Concerto di Capodanno, quello del Campus, quello delle sette di sera, quello che per tanti anni ha fatto risuonare valzer e marce nel centro città. Ma il teatro non c’è. O meglio c’è ma non è a norma. E’ un teatro fatto di cemento e marmo, neanche a furia di taniche di benzina prenderebbe fuoco, ma non è a norma e quindi sta chiuso in attesa di tempi migliori. E poi in tivvù danno sia il concerto della Fenice di Venezia che quello di Vienna, la sera c’è Roberto Bolle e se una tantum la Rai è servizio pubblico perché non approfittarne.

Ressa davanti alle sale cinematografiche per Tolo Tolo: c’è chi ha prenotato i biglietti una settimana prima. E che fai ti perdi l’evento? O ci vai volgarmente qualche giorno dopo?

Al Doolin suona la Maglia della salute e questa sì che è una tradizione che dura nel tempo.

Da Facebook alle piazze il nuovo anno è sempre il benvenuto e quello che se ne va se ne deve andare affanculo. Tra il 31 dicembre e il primo gennaio il mantra è questo.

Che il 2 gennaio anche l’anno nuovo piaccia molto di meno perché si deve comunque andare a lavorare, pagare le bollette e chi non ci amava il 31 non ci ama neanche il 2, è riflessione rinviata di 48 ore.

Le 48 ore sono passate, è il 2 gennaio e a Latina c’è un sole che apparecchia albe e tramonti da incanto. In fondo è già giovedì, la settimana è cortissima e la Befana, pardon, l’Epifania, concede anche un lunedì di festa supplementare.

Parte il 2020 nella città di Latina. In quest’anno così evocativo la città riuscirà a, o almeno cercherà di, scollarsi il complesso del “vorrei ma non posso”. O “non sono capace”. O “quelli di prima”. O “quelli che verranno” e “che passeranno” come il nuovo anno cantato da Lucio Dalla. A proposito: non si è sentito lo slogan “anno bisesto, anno funesto”. Si sono dimenticati, pare tutti, nel 2020 febbraio conta 29 giorni. E sarà proprio colpa di quel giorno in più se le cose non andranno come auspicate alla mezzanotte di San Silvestro.

 

Nella foto: La mezzanotte di Capodanno al Teatro Moderno di Latina