Hammamet, quando uccidono un socialista
5 Gennaio 2020Sei mesi, gli ultimi. Che un socialista muoia in esilio è quasi normale, è una delle possibilità di chi nasce differente… per idee. E’ quasi normale per chi ama la Patria per volerla giusta e amando la sua ama la Patria universale che è l’umanità.
Hammamet racconta gli ultimi sei mesi di Bettino Craxi, non so qui a rammentare la codardia di chi non consentì il suo rientro che celava la voglia di vendetta e mai il senso saggio che ha la giustizia.
Non ho visto il film, esce nelle sale il 9 gennaio, ma ho vissuto da anticraxiano, ero e sono lombardiano, ma nelle vile persecuzione sono stato con lui per impeto, per senso delle cose. “La mia vita equivale alla mia libertà” è la scritta riportata sulla tomba di Bettino Craxi, anche da morto ospite esiliato di generosa terrà straniera.
C’è una scena nel trailer del film in cui lui, Bettino gioca, credo con il nipotino, che ha in testa il berretto rosso dei garibaldini, di quei mille ragazzi che sfidarono un esercito cento volte più forte ma fatto di uomini pagati, loro erano ragazzi armati di libertà. Una storia quella della libertà dentro un paese che non la ama per amor di tonache, preghiere e incenso. Carlo Pisacane fu denunciato dai sanfedisti che non sapendo della libertà difendevano le loro catene.
La storia di Bettino Craxi è la storia di una idea di paese che sceglieva di stare insieme non per l’ipocrisia di far finta di credere in attesa del miracolo, ma per la grandezza di essere padroni del proprio destino.
Rivoluzionario, i cattolici prendevano i soldi dai preti e dagli americani, i comunisti dai russi, ma l’infame era il socialista che doveva combattere con due bari. La storia retorica ha consegnato lui e la storia dei socialisti all’oblio della infamia. Un signore disse chi è senza peccato scagli la prima pietra, nessuno la scagliò.
“E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”. Sono le sue parole nel ’92 davanti ad un Parlamento vile che abdico il suo ruolo di garante della libertà di tutti a giudici e guardie, per tacere di gesuiti e chierichetti.
Sei mesi, di esilio sei mesi lontano dalla sua terra, la sua fine è infamia di una classe dirigente, di un intero paese
Quando i giudici si proclamano sacerdoti di una «rivoluzione», quando si appellano ai sentimenti della piazza, aizzati da chi ha un suo specifico motivo per farlo, la giustizia ha già perso le sue virtù, che sono l’obiettività, la verità, l’equilibrio, la serenità e l’umanità.”
E chiudo come faceva sempre uno dei nostri padri, uno di quelli che aveva nella pelle il peso grande e grave della libertà e della giustizia, Giuseppe Saragat e racchiude i due grandi amori di ogni socialista: viva l’Italia, viva il socialismo.
L’alternativa? La barbarie.
Nella foto un momento della lavorazione del film di Gianni Amelio


