Teatro e biblioteca, le Waterloo di Coletta e la morte di Latina
12 Gennaio 2020La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri le biblioteche i cinema sono come tanti acquedotti.
Claudio Abbado
A Latina è chiuso il teatro per “insicurezza”, chiusa la biblioteca per “corrente”. Non abbiamo più l’acqua, stiamo morendo di sete, siamo un deserto
Mi capita un programma tv dove intervistano Riccardo Muti che chiede l’orgoglio di “aprire i teatri” in tutte le città italiane.
Quando si insediò l’attuale sindaco, che io mi pregio di non aver votato, suggerii (faccio questo lavoro tutti i giorni dal 1987 e di sindaci me ne sono passati davanti molti) che la differenza l’avrebbe fatta il teatro, il teatro aperto o chiuso. Loro, i colettisti, parlavano di morale e di libri nuovi.
Vedete, la vita quotidiana si vive nelle strade, le sofferenze in ospedale, la fame si risolve al ristorante ma l’unico posto dove si crea il domani (nella scuola si insegna ieri) e con esso la libertà di immaginarlo è il teatro. “Viva VERDI” c’era scritto sui muri delle città italiane “schiave” degli austriaci, era teatro ma voleva dire Vittorio Emanuele Re D’Italia, e la musica era rivoluzionaria, era domani.
Il sindaco e i suoi assessori hanno annunciato apertura quasi a scadenza fissa, ma il teatro è chiuso, serrato, abbandonato, inquietantemente inutile. E’ una offesa alla comunità.
Fui anche preso in giro per il mio “tormentone teatrale”, ma (e vi giuro non avrei voluto) sono stato profeta. Tra qualche mese (si voterà a primavera del 2021) inizierà la campagna elettorale, se fossi candidato farei tutti i comizi davanti al teatro e direi solo “guardate”.
A novembre il teatro La Fenice di Venezia viene invaso dall’acqua alta, rovina impianti e strutture, il primo di gennaio si tiene il concerto di Capodanno in quel teatro. Sanno, i veneziani (che sono pratici commercianti, armatori anche cinici) che la ricchezza fonda sulla bellezza, che anche per fare affari serve… il teatro.
Poi vogliono comperare, in Comune, la Banca d’Italia (l’edificio), ma se non sai aprire un teatro, riattivare il mercato annonario, dare una imbiancata alla biblioteca ma non è meglio tacere, semplicemente tacere e vergognarsi un poco. A volte la vergogna salva dalle figuracce della presunzione.


