Luca Velletri: “la musica che ti ruba il cuore”. Piccolo diario d’artista

Luca Velletri: “la musica che ti ruba il cuore”. Piccolo diario d’artista

7 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

E Luca si è dimenticato dei pezzi, ma ricordandoli a pezzi ci sta dando un piccolo diario della storia della musica di questo pezzo di mondo che sta nel mondo che è Latina. Lo confesso rubo a lui un poco di memoria di una città che di memoria ha tanto bisogno. Tutto nasce dalla sua presenza a Sanremo, dal mio ricordo del suo suonare al Leone rosso, ricordo allora un poco alterato, da parte mia, da fantastiche misture di alcolici sapori per sentirsi grandi. Lui, Luca, lì che suonava come se l’oceano su cui navigavamo fosse una tavola e invece era tempo si tempeste di rivoluzioni che entravano in porto. Luca aggiunge e io aggiungo, perché anche questo, anche questi sono mattoni di questa città. Poi l’ho visto in Tv e ho gonfiato il petto, vedi è amico mio, ed è il bello di avere radici radicali di incontri e mille storie da raccontare in attesa di altre. Gli avvocati sono bravi e tanti, ma vuoi mette Sanremo…

 

Ciao Lì.

Era una semplice fotografia. Alla quale mancano ahimè tanti altri protagonisti del nostro “bel rumore”, ai quali chiedo scusa: sono solo i primi volti che mi hanno attraversato gli occhi, in una “pausina” dalle prove del Festivallo, che di pause ne da purtroppo con grande parsimonia. Ma chi manca di più a questo “non-elenco” sono i fratelli Giorgio e Pietro Mazzola, i pazzi inventori di quello strano angolo di Village Vanguard in un sottoscala di via Isonzo.

E in quel seminterrato misero la loro passione per il jazz, trasformandolo in un open space aperto ai musicisti che volessero suonare assieme, con strumenti luci e impianto a disposizione. Io come tanti andavo ad ascoltare Mauro Zazzarini Piero Cardarelli e il meglio del jazz pontino che quasi ogni sera si avvicendavano su quelle tavole, finché in una sera buia e tempestosa mi venne chiesto di suonare: qcosa, quello che tte pare… Mi rivedo ancora, timido e impacciato, mentre mi siedo al piano ed infine attacco “The long and winding road”. Fu a quel punto che la gente della Nato si alzò boccali in mano e iniziò a cantare ad una voce assieme a me. Inutile dire che mi toccò continuare a oltranza finché ricordavo qualcosa, Elton John, Al Jarreau, Gino Vannelli, Simon&Garfunkel, America, Eagles, James Taylor, a naso, talvolta coi testi alla auonanais. A fine serata un sergente alto ed alticcio s’avvicinò dicendo “scusame, non veido mia famillia da mesi, mi manka moltou”, chiesi dove fossero e rispose “West Virginia”... Mi sedetti di nuovo e accennai “Country road take me home” di John Denver: “Almost heaven, West Virginia…”, e lui iniziò a piangere: in quel momento tutti suoi colleghi cantarono il ritornello abbracciandosi con lui, come fosse un vero inno nazionale. Emozione…
Beh, mentre me ne andavo Giorgio mi chiamò da una parte e mi disse: vuoi suonare da noi? Stabilmente, intendo… Grazie Giò sei molto gentile, ma io studio Giurisprudenza: primo mio padre me cionca, secondo se inizio co sto tran tran poi lo so che succede…
“50mila a sera”!Accetto!!!” (quando si dice la forza delle argomentazioni…😂)
E infatti lo sapevo che succedeva, che con quel “si” non avrei mai più smesso.
Infatti qualche tempo dopo Ezio Giorgi, che da “Gianna” aveva trapiantato a Sezze una LasVegas coi migliori musicisti italiani possibili, mi invitò a provare a cantare con loro, e da lì fu davvero l’inizio di tutto.
Che è sempre quel gioco che giocavo da bambino, ho giocato allora e continuo imperterrito a giocare oggi.
Povero papà e povero Angelo Tomassini, che delusione di avvocato sono stato, co sta fottuta moseca che ti ruba il cuore, e non lo molla più.
Per la vita…

Luca Velletri