Quelle facce di donne consumate e di culle svuotate

Quelle facce di donne consumate e di culle svuotate

11 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci
Lenù si guarda intorno, le facce delle donne del quartiere di una Napoli povera sono incredibili. Donne consumate… Lenù è una adolescente, è curiosa al mondo, ma deve diventare donna presto, deve diventare madre, votarsi al marito… E’ ferma, in mano ha i libri, dono della sua insegnante di lettere. I libri da una parte e le facce consumate dall’altra. Un bivio: sapere o rassegnarsi. Sapere con i rischi del sapere o rassegnarsi al dovere di ripetere l’inevitabile…..
E’ una scena di L’amica geniale, la seconda serie, la fiction (lo sceneggiato si sarebbe detto una volta) tratta dal romanzo di Elena Ferrante. E’ una scena che mi colpisce perché è la svolta di un nostro mondo che stava per diventare un altro mondo. Non entro nel merito della logica giusto-ingiusto, vedo il quadro: uno spaccato dell’eterno bivio che è la vita e le domande non finiscono mai.
Il quartiere è rumore di un da fare che era fare tutto. I libri di Lenù sono impossibili a Lila, il bivio di due ragazze che non sarebbero state mai quelle donne, non sarebbero mai state rassegnate, non rasserenate, ma provocatrici al nuovo.
Non è storia lontana, non è storia di altri, è storia nostra di ogni giorno. Su quei libri c’è la svolta, c’è la bellezza che ha bisogno delle mani.
E vedo le facce di mia nonna, di mia madre, delle signore del palazzo, di quelle del quartiere tutte, tutte, madri ma nessuna più donna. Mia nonna era vecchia, vecchia, materna oltre ogni madre, ma non era più donna, era votata ad altra vita. E le lettere erano storia di donne votate, a dio, che poi è l’uomo scelto alla devozione.
In questa scena ho compreso il passo, il cambio, il nuovo mondo che è questo mondo in cui viviamo, dove le donne sono bellissime, ma non ci sono i bambini, dove le strade non hanno la polvere ma l’ordine dell’asfalto.  Abbiamo la paura di perdere ogni cosa e non c’è, non si vede, una ragazza con i libri sotto braccio per dono di una insegnante che voleva insegnare un nuovo mondo.