La città “calva” di Coletta e il rimpianto (sic) democristiano

La città “calva” di Coletta e il rimpianto (sic) democristiano

12 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Mia sorella mi disse, 4 anni fa, che avrebbe votato Damiano Coletta a sindaco perché questa città aveva bisogno di palestre, attività culturali, di una svolta. Conoscevo, e molto bene, i protagonisti del colettismo, della sia forza ideologica, avevo condiviso con loro “l’inconcludenza rivoluzionaria giovanile”, “l’utopia dialettica” quanto la distanza da ogni prassi. Cercai di sostenere ragioni, ma era tempo di passioni.

Poi c’era un comitato, si chiamava Gigante buono, un moto di rivolta intorno al taglio di un vecchio eucalipto. La città difendeva anche i suoi alberi ed era bellissimo quanto distante da quelli di cultura contadina come me che dell’albero vedono i frutti: ” Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Matteo 7,16-20). Oggi in viale Mazzini hanno fatto strage ma non c’è un comitato “I pini buoni”, non c’è neanche la forza di reagire, finita la possibile speranza.

Alberi salvi, palestre, teatri, vita in una città morta.

Vediamola ora questa città in ragione di quelle speranze.

Ha tagliato più alberi Coletta che Mussolini per la bonifica integrale che distrusse la macchia di Caserta quella nostra piccola Amazzonia che andava dalle porte della Roma papale alla Caserta dei re siciliani. E,. se gli alberi sono i capelli di una città, Coletta la sta condannando alla calvizie.

Le palestre? Il teatro? La pallavolo gioca a Cisterna, il teatro è chiuso e la biblioteca comunale pure. Come dire: la dicotomia tra teoria e prassi come si diceva una volta nella sinistra storica e marxista da cui in molti veniamo.

Andrò da mia sorella, che non me ne vorrà, ma non le dirò hai visto ma: abbiamo perso e questa amministrazione non ha fatto la rivoluzione ma continuato la banalizzazione di una città che non ha risorse neanche per sperare. La mia generazione ha sognato una città libera dall’andreottismo, dal baciapilismo democristiano, ma ora lo rimpiangiamo: come se repubblicano, italiano dovessi rimpiangere il Papa re. Che fine triste, era bellissima la macchia di Caserta, roba che solo gli anarchici, i malfattori, i butteri, gli ultimi di dio, i coraggiosi ci potevano stare, guardatela ora questa piana senza alberi piena di codardia, ma ordinata.