Corona virus, il caso di esordio a Latina e il bisogno dell’untore

Corona virus, il caso di esordio a Latina e il bisogno dell’untore

4 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

Si avvicina il virus, passo dopo passo. Ora anche da noi, a Latina, c’è un caso e la cosa preoccupa chi vive, rassicura chi parla per aver mondo di parlare. Un 53enne trasferito dal Goretti allo Spallanzani.

Ma che accade? Accade che se piove ci si bagna, accade che il mondo è uno per tutti e non ciascuno ha il suo. Accade che non è l’untore che fa la malattia, ma è la malattia che “ammala” ciascuno e fa il suo corso che non dipende dal destino ma dalle cure, dai vaccini.

Chi ricorda il partito antivaccini? Quelli che è pericoloso il vaccino non la malattia. Esiste in Italia il partito delle parole che ad ogni cosa ci fa un congresso dove in cattedra c’è la fantasia e la scienza è derisa davanti all’impressione.

Negli Stati Uniti quando c’è un problema cercano un cacciavite, da noi cerchiamo di chi è la colpa, perdiamo tempo a dire che è stato un altro, e intanto il “rotto” è “rotto”.

Qui giudichiamo, ma non facciamo, sentenziamo che gli altri non sanno fare, mentre noi non facciamo. Poi, cancelliamo dimentichiamo, rimuoviamo. Oggi siamo tutti malati di paura da coronavirus e invochiamo i vaccini come fossero manna in questo deserto di terrore, domani saremo i leader del partito antivaccini. Chi non fa sa sempre, non facendo, fare meglio.

Chi urlava per “bloccare i cinesi”, ora si indigna perché “bloccano gli italiani”. Siamo la ragione che non abbiamo mai avuto in nome di miracoli facciamo preghiere, se ci salveremo è per nostro signore e non per il dottore che ha capito la cura al male.

Del resto era mal cinese, ora male milanese che è un male come la tartaruga che non viene raggiunta da Achille per il paradosso che quello più veloce prima di arrivare dovrà fare la metà della distanza che manca e ci sarà sempre una metà ancora da fare. Non sarà mai male nostro, ma sempre di qualche altro untore.