Covid 19/ A Latina troppa gente in giro, stiamo a casa nella libertà

Covid 19/ A Latina troppa gente in giro, stiamo a casa nella libertà

20 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

Sono uscito per necessità di lavoro, è la prima volta che esco da mercoledi l’altro, da 10 giorni. Sono uscito di mattina e ammetto la gente sta a casa, ma sono troppi coloro che non hanno capito, c’è troppa gente in giro. Addirittura ai semafori ci si incolonna, poi i corridori sono più numerosi dei funghi d’autunno, e gente che gira per girare.

Non è una vacanza, qui la gente si gioca la vita, le imprese non da meno. Gente in giro e capisco camion e furgoni, ma le vetture… Non amo, non lo farò ora, le forme coercitive e non invocherò esercito o gli angeli del cielo. L’esercito sta mandando medici dove servono, allestisce ospedali, interviene dove c’è bisogno, non vorrei mai vedere i soldati per le strade, ma vorrei che la gente capisse da un lato, e evitasse di continuare ad essere viziata.

Si perché quelli che non capiscono sono pochi, ma i viziati tanti. Quelli che si sentono “esentati” dalle regole, quelli che hanno il bisogno del cane con cani ammalati di diarrea, quelli che “ma lei non sa chi sono io”, quelli che vedono la tv, ma la cosa non li riguarda, quelli che debbono correre, ma per andare dove?

Siamo viziati (lo ero anche io) per l’idea di essere esclusivi e non eguali, esclusivi e quindi esclusi dalla malattia, dal dolore, dal dare fastidio agli altri.

Gira nei social la storia di un corridore che si era sentito esentato e correva, ma inciampa e si frattura un piede, chiama il 118, impegna l’ospedale, lo debbono operare. Sottrae gente a chi sta male, ma si scopre che ha il covid 19 e la sua corsa “esente”, infetta tutti quelli che lo hanno aiutato. Tutti, e questi non possono aiutare altri.

Siamo in una catena del male, il contagio, ma anche del bene per evitarlo.

State a casa, rispettate voi stessi e rispetterete gli altri.

Lo sapete non amo lo sport, mai praticato, ma capisco gli sportivi che ora però debbono fare i pigri, debbono provare quel che facciamo noi da sempre e capiranno il nostro sacrificio. Poi farete maratone bellissime e tornerete alla vostra vita, noi pigri no, ma vi prego impigritevi per qualche giorno.

Ve lo dice uno che quando gli hanno chiuso i bar gli hanno chiuso la vita stessa, uno che però da bimbo fu investito da un auto e salvato da vigili del fuoco, medici, infermieri che non si tirarono indietro per codardia.

Ecco, chi esce per uscire, è codardo a questa vita nostra che è collettiva. E in questi giorni le norme non si interpretano, si seguono.

Non serve la polizia, serve la consapevolezza. E se non c’è arriverà la polizia, i soldati e mi sentirò sconfitto perché non siamo stati maturi alla libertà, perché siamo bambini e non uomini.

Da uno che sta soffrendo come un cane a non avere la strada libera, uno che è nato anarchico, capoculo, uno che dopo questa storia tornerà alla sua anarchia, ma ora è in gioco la vita.