La buona rinascita per un laico nel giorno sacro dei cristiani

La buona rinascita per un laico nel giorno sacro dei cristiani

12 Aprile 2020 0 Di Lidano Grassucci

I ricordi sono come carciofi, a volte ti tornano in gola, rinfacciano col loro sapere di ferro. Di questi tempi, tempi di Passione, i ricordi sono acidità di stomaco, difficili. Perché, ieri come fosse oggi, da bimbo per dirla tutta, iniziava un tempo delicatissimo di istruzione alla confidenza con il dolore, con la sofferenza della vita quanto per il resto dell’anno cercavano, a noi bambini di “liberarci da ogni male”.

Il dolere iniziava con l’ingresso a Gerusalemme, ma dove sta Gerusalemme? Forse alla risposta a questa domanda ho capito che esiste una città di tutti, nessuno escluso, dove si entra per il finire del viaggio e dove non si passa. Gerusalemme è la città dove sei, dove è tempo di testimoniare davanti a ciascuno il proprio vivere.

Gli ebrei per 2000 anni hanno bramato di tornare, i cristiani da 2020 anni la ricordano per il “salvatore” che entra lì. Iniziava con una città, un ingresso, come quando si va a portare se stessi nel centro della scena, poi… poi ogni giorno cadenzato da un pezzo di una storia, una via. Si un percorso, una salita, una salita impervia in cui incontri bestemmiatori, traditori, ma anche pietà e qualcuno che porta la croce dividendola con te. Non si rideva, non si neanche piangeva, tempo serissimo perché questa vita è seria, e anche il più potente della terra deve lavare i piedi all’ultimo per l’umanità che non ha scale, non ha torri ma è tutta pianoterra. La mia è terra di controriforma, terra in cui il dolore, come la pietà, come la felicità è sempre teatro.

Siamo la lirica di ogni fede la nostra fede è la bellezza del canto del soprano. In questo tempo riemerge come fiume carsico la mia educazione alla religione, la pancia che abbiamo dentro e che esce. Amo gli agnelli, ma il sacrificio di quell’animale è la salvezza che i buoni consentono all’umano anche se empio. L’agnello muore, ma non meno del maiale, ma ha gli occhi bimbi e la sua morte è il dolore, ma il suo sacrificio è salvare.
Di questi tempi la mia terra mi mangia, la mia anima mi uccide perché sono qui con un testimone pesante. poi ho avuto educazione alla Ragione. Ho capito che all’inizio non è stato il Verbo, ma il brodo dell’iniziare. Comunque questo testimone è dentro, come colonna romana dentro il palazzo dell’umano Rinascimento, come libro in aramaico che non so leggere ma parla di me.

Non mi genufletto, non vado a mostrarmi in processioni ma le labbra segnano ogni parola di ogni preghiera. E… in quell’insegnare le mie donne non mi hanno fatto guardare il racconto dalla parte dell’uomo che muore, del Dio che si fa lui creatore sua creatura, ma della madre che vede un figlio che muore. Anche nel rigore contro la Grazia in ciascuno le donne del mio mondo mi hanno insegnato quel dolersi di madre.
Dopo tre giorni è risorto, e la vita ha la speranza del ricordare. Ricordare che si torna, che si può ricominciare.

 

Buona rinascita a tutti