25 aprile/ Quella volta che sorpresi Finestra alle spalle, la libertà è per tutti

25 aprile/ Quella volta che sorpresi Finestra alle spalle, la libertà è per tutti

25 Aprile 2020 0 Di Lidano Grassucci
«Essere di sinistra, oggi, vuol dire pensare agli altri e al futuro. Anzi, pensare agli altri nel futuro»

Vittorio Foa

 

 

Ero vicino al Teatro, quello di Latina chiuso non per coronavirus ma per sciatteria, era qualche giorno prima del 25 aprile. Lo vidi da lontano, con passo nervoso, da bersagliere, la città era vuota intorno alla mezza. Non si poteva non riconoscerlo, era Ajmone Finestra, sindaco di Latina e repubblichino in gioventù. Gli fui d’appresso alle spalle e con il dito gli toccai la spalal. Si girò di scatto e io: “veda sindaco se eravamo nel ’44 lei era morto”. Lui stette, incassò la distrazione, poi d’impeto: “E no Lidano saresti morto tu perché io da giovane non mi facevo sorprendere”.

Era spiritoso, questo va detto, e allora incalzai parafrasando una ragione che usò Vittorio Foa, anche lui di questa provincia era nato a Formia e padre di questa Repubblica, all’indirizzo di Giorgio Pisanò esponente missino e della repubblica sociale: “Sindaco la differenza è che se avesse vinto lei, quelli come me sarebbero stati passati con le armi, abbiamo vinto noi e lei è diventato consigliere comunale, regionale, senatore della Repubblica e sindaco”.

Ajmone Finestra

Era uomo intelligente Finestra e incassò il colpo con la sua risatina che velava l’imbarazzo. La storia ha le sue mille ragioni, ha la sua carica umana, ma la differenza per i liberi è tutta qui: garantire la libertà anche con chi non ti ricambierebbe la cortesia.

Buona libertà a tutti, grazie a chi ha vinto da parte quelli che non la volevano per nessuno.

 

Nella foto Vittorio Foa