San Lidano/ Luca Velletri: Gli anticorpi della comunità e il dono prepotente

San Lidano/ Luca Velletri: Gli anticorpi della comunità e il dono prepotente

19 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Di Luca ho sempre l’immagine di lui avvolto nel fumo del Leone Rosso, un locale di una Latina vivacissima, avanti al piano che seguiva la sua passione, la forza del piacere di suonare e il mondo si perdeva in altri fumi. Ha nel nome la storia di una Sezze curiosa, radicale, libera finanche dal pregare. Parlo di Luca Velletri che inizia il nostro dialogo come si fa nei dialoghi che sono scambio non rumore di monologhi sovrapposti. Inizia da lui: “Vedi, mi chiedi di parlare del belvedere, per me è parlare di me stesso, da casa mia al vicolo del Duomo c’è la stessa vita. Qui giocavo a cecalacchia, è il posto dove aspettavo nonno che rientrava dalle terre al campo”. 

Luca mi sta raccontando una storia di famiglia, questa è storia di famiglia. Lo so che forse è ardita la similitudine ma mi pare di stare dentro un dialogo di Marco Paolini che recita il sergente di Rigoni Stern. Una storia di radici, e mentre parla del nonno rivedo il mio che torna dalle Canalelle. Storie di sangue, ossa fatica, orgoglio in ogni parte del mondo. Luca sa parlare, conosce i toni, ha radici per esplorare il cielo.

“Ci giocavo a suigli li, facevano il giro d’Italia, e le bimbe facevano a zuppi”.

E lo spazio, che ribadisce, è lo stesso libero della finestra di casa sua. “Lidano questa storia tocca le vibrazioni del vivere, non è quello di cui parliamo uno spazio vuoto, è vita. Certo la fretta ci ha negato l’idea di difendere questo, abbiamo le case di chi era andato a faticare in Germania, ma abbiamo bruciato possibilità”

Sezze per chi si è allontanato per le ragioni della vita è luogo di anima e la giunonica supermamma che si immola anche ai capricci più strani ed egoisti dei suoi figli. E’  il quadro del romanzo di Aldo Palazzeschi “Sorelle Materassi” che si immolano per Remo che le sfrutterà e tradirà. Sezze è quelle donne e ferro di cavallo, l’anfiteatro e ora il belvedere sono le prepotenze di Remo.

“E’ mancata e manca la partecipazione, il dialogo il confronto. La gente non è chiamata a discutere e chi sceglie sceglie capricci non consapevolezze, mancano confronti, opinioni. Guarda chi è intervenuto in questa discussione, quasi si avesse paura di discutere, da posizioni diverse, guarda i ragionamenti di Lelio Grassucci caduti nel nulla, che è anche una forma di non rispetto per una storia, una famiglia politica e culturale”

La sinistra che la tua famiglia rappresenta, per parlare di radici.

“Sono anni che succede, si fanno aggregazioni elettorali con l’80% dei consensi, ma dentro un immobilismo alla Gorbaciov. Non appartiene alla nostra storia non difendere l’autonomia, la sovranità della comunità: arriva uno e dice o è così o niente… la sinistra è dire che esistono cose di tutti, da tutelare dalle esclusive di ciascuno. L’atteggiamento reverenziale è inaccettabile nella cosa pubblica. E a questo il conto l’abbiamo pagato.  Guarda l’anfiteatro, e qui parlo di me del mio lavoro, voleva usarlo da Vasco Rossi, ci potevo portare Notre Dame de Paris, ma che… abbiamo fatto quel che si vede, lì si un vuoto alle possibilità

Siamo invece ad una recrudescenza clericale, mettere i segni del potere negli spazi comuni

“Non voglio fare il laicista, ma mi pare che ci sia una idea di chiesa di potere, di necessità di simbologie di potere, alla Benedetto XVI, una idea di prevaricazione. Poi c’è il nodo di chi fa l’opera, perché cambia e molto. Ricordo la discussione a Latina ai tempi di Corona in cui si chiedeva si monumenti ma di Moore, come ricorda Lelio”

Luca, in tutto questo si vuole anche negare una Sezze laica

“Le radici socialiste a Sezze sono quando il socialismo nasce alle fine dell’800, un filo rosso mai interrotto con le sue vicende, mio padre ai  fascisti, avrà avuto 10 anni, che lo volevano costringere alle “celebrazioni” del fascio rispose “sono figlio di sovversivi”. Non siamo una comunità vuota da educare, ma una comunità che ha ricordi, e dobbiamo non accettare i doni, ma determinare le scelte di una città che è di tutti, nessuno escluso a nessuno in esclusiva” 

Una madre che non allatta il figlio prepotente e ingordo, ma è capace di staccarlo dal seno per nutrire il figlio più debole.

” Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni ” Karl Marx, 1875 Critica del programma di Ghota. A nessuno in esclusiva al suo egoismo, men che mai a quello dei preti